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venerdì 1 settembre, Tashkent
sempre solo una macchina, la nostra e ormai solo Michal ed io
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Lasciamo l'hotel presto e andiamo in centro a cercare internet cafè. Mentre Michal controlla il sito che non va e ci lavora sopra, io faccio ricerche sul Turkmenistan
e sull'Iran.
Oggi qui è festa nazionale e stanno chiudendo molti corsi. La circolazione è difficile. Telefono alla guida, amica di mia cugina, come eravamo
d'accordo e mi dice che le vie d'accesso alla città sono chiuse e quindi non ci possiamo vedere, lei abita un pò fuori. Mi viene il dubbio che anche l'ambasciata
del Turkmenistan sia chiusa..
Ma il tipo aveva proprio detto venerdì..
magari non si ricordava della festa..
Decidiamo di andare prima, a vedere. Alle 2 e mezzo siamo lì davanti col poliziotto che ci conferma che dato che oggi è festa nazionale non c'è nessuno. Non voglio
crederci.
.. magari arrivano.
Michal mi tira via, il poliziotto dice di tornare domani
.. ma domani è sabato!
Non si scompone, quindi forse domani sarà aperta... Michal mi tira...
ma cosa vuoi che ne sappia lui, un poliziotto uzkeko di guardia a
un'ambasciata Turkmena. Allora che facciamo? Dobbiamo aspettare fino a lunedì, avremmo fatto in tempo a farci il visto Azerbaijano.
Sono delusa e arrabbiata e non riesco a capacitarmene, Michal invece pensa già a come rimediare. Me la prendo con lui. Sono le tre del
pomeriggio, cosa ci importa aspettare due ore per sincerarsene. Bisticciamo, poi, come al solito, la vince lui e
partiamo per Samarkanda. All'uscita da Tashkent in direzione di Samarkanda ci sono due splendidi cartelli:
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ed è subito deserto e un vento che porta via. Faccio fatica a tenere la macchina, per la strada vola di tutto, ma soprattutto sabbia. Mi viene
in mente che forse il fatto di portare il velo fosse primariamente una necessità. Perfino il sole è oscurato dalla sabbia che vola.
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Arriviamo a Samarkanda che è quasi sera.
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Anche qui naturalmente è festa nazionale e c'è un gran traffico e molte strade sono già chiuse. Prima di andare a vedere il Malika-Samarkanda
del quale sappiamo già il prezzo, facciamo un giretto, inutilmente, per cercarne eventualmente uno più economico.
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Il Malika di Samarkanda è ancora più bello di quello di Tashkent: la stanza grandissima, affacciata sul giardino. Chiediamo se c'è
internet e il tipo dice di sì, bene, poi il ristorante? No, quello non c'è questa sera, potrebbero solo darci una cena fredda. Decidiamo di
andare in centro.
Ormai le strade sono quasi tutte chiuse. Posteggiamo prima della barriera e andiamo in un magnifico ristorante caratteristico. Beviamo
acqua, the nero. Mangiamo tanto e bene. Minestra di funghi, shaslik di manzo, formaggio fritto e pure il dolce. Vicino a noi una tavolata di
tedeschi. Ci serve una ragazza sorridente con i capelli fino alle ginocchia. Quando rientriamo chiediamo allora dov'è internet e il tipo si scosta, si gira e ci fa vedere il suo computer.
a ma noi avevamo capito che ci fosse un computer dedicato per i clienti...
Andiamo a dormire
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sabato 2 settembre, Samarkanda
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Siccome Buchara è sulla strada per il Turkmenistan,
abbiamo deciso che stasera andremo a Buchara e che lasceremo la macchina lì e andremo in aereo a Tashkent a ritirare il visto
turkmeno. Quindi chiediamo alla reception se ci fa vedere su internet gli orari dei voli. Invece di collegarsi dal suo computer (ieri sera diceva che era lì, l'internet) ci accompagna al primo piano in una sala
grandissima col computer... bastardo!!! ieri sera, ci ha fregato!! Troviamo l'aereo, domani
sera da Buchara per Tashkent.
Lasciamo l'albergo a malincuore, dopo una pantagruelica colazione: frittelle, crepes, biscotti, frittatine, pane uzbeko, corn flakes, yogurth,
caffè, succo di frutta. Fotografiamo la stanza e il giardino poi andiamo in città
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| in pieno centro, i filari d'uva
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E cominciamo una visita interminabile di templi, celle funerarie, cortili interni e minareti, bancarelle ovunque, nei templi, nei chiostri, nei musei, esposizioni di tappeti,
vasellame, dipinti, ninnoli, vestiti, costumi, scialli, cappelli....
Il primo è il mausoleo Gur Emir dove è sepolto il famosissimo Amir Temur
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Riprendiamo la macchina e andiamo in centro città. Io credevo di aver già visto tutto e invece è un susseguirsi ininterrotto di templi e moschee.
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Il mercato è più divertente anche se non ci si può fermare nemmeno un secondo davanti ad un banco
pena l'assalto del venditore che ti intrappola. Poi cerco il bagno, questa volta mi piace: per terra c'è un fiume (non scherzo) d'acqua
corrente, il pavimento è inclinato, quindi tutto pulitissimo, all'entrata mi chiedono i soldi, quando pago quello richiesto la somma raddoppia,
chiedo il resto giusto. Non mangiamo, la colazione è stata così abbondante che non abbiamo fame.
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Poi finalmente arriviamo al Registan, la piazza centrale, in quello che sembra il più grande e imponente di tutti
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e qui compriamo tre magnifici piatti e un vestito di seta, ha le maniche lunghe, però è corto e aperto sul collo, non credo che sia adatto per il
passaggio in Iran. Comunque è bello e costa poco
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Stiamo già per uscire quando un tipo si avvicina e ci propone di salire (di straforo) sulla torre per poter fotografare tutto. Ci dice che basta dare una
piccola mancia al poliziotto. Michal è entusiasta, io meno, il prezzo pattuito è 5 dollari. Ok. Se ne va via, torna dopo 1 minuto con le chiavi e apre
un cancello, ci fa entrare, in un corridoio piccolo e nero, poi chiude di nuovo a chiave. Non mi piace. Scale a chiocciola ripidissime e tutte sgretolate. Saliamo in un grande
corridoio pieno di pietre, buche, travi sconnesse. Io ho paura, lui mostra un'altra scala, non più a chiocciola, direi "quasi" a pioli, peggiore della prima, Michal sale. Io voglio scendere,
scendo, il cancello è chiuso, lui arriva e mi apre, nel mentre io me ne pento, immagino Michal che precipita da quelle mura diroccate.. Lui ha di nuovo chiuso.
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Quando Michal arriva tiro un sospiro di sollievo, è entusiasta, mi dice che dall'alto (e lui ha fatto le foto) si vede benissimo che Samarkanda è tutta circondata
dal deserto.
Entriamo nell'ennesima bottega di souvenir e con la coda dell'occhio vedo un poliziotto che accompagna della gente alle "nostre scale". Che giro
fiorente! Prima o poi crollerà qualcosa o qualcuno
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Continuiamo a visitare templi, minareti e mosche delle quali non sappiamo assolutamente nulla, abbiamo comprato il libro con le spiegazioni, ma è
molto difficile far combaciare le foto con le costruzioni, soprattutto all'andatura che teniamo. Nella mattinata infatti giriamo tutta
Samarkanda. Ogni tanto c'è un gruppo di inglesi o italiani e allora seguiamo per due o tre minuti le spiegazioni del cicerone, ma ascoltare che
la principessa era bella, ma così bella che tutti i principi erano innamorati di lei e un bel giorno si innamorò dello scudiero e lo scudiero
oche era più bello di tutti i principi sfidò a duello.... che palle!!!
E nel frattempo ininterrottamente siamo assillati dai venditori di cartoline, di scialli, di statuette in terracotta, di guide in inglese, giapponese,
turco, italiano. Non ne posso più
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partiamo per Buchara, cioè usciamo dalla citta, entriamo nel deserto, vento forte, sabbia ovunque... sembra che non ci sia più il sole
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e arriviamo, tanto per cambiare, all'imbrunire. Le foto che seguono sembrano scure e non dovrei metterle, ma servono a spiegare la situazione
creatasi...
Questa volta abbiamo deciso che non andremo al Malika-Buchara, vogliamo proprio cambiare e quindi ci fermiamo in un hotel prima del centro
città e chiediamo quanto costa la stanza...
25 dollari
Benissimo, posteggiamo, cominciamo a scaricare e il tipo ci avverte che però adesso manca la luce. Hanno già telefonato e gli hanno assicurato che
entro mezz'ora arriverà di nuovo. Ok, nessun problema. Ci laviamo e prepariamo per uscire. Alla reception Michal fa per pagare e quello chiede 50
dollari...
aveva detto 25!
ma a persona
e no, il trucchetto non va
Comincia una discussione interminabile, con me che rientro in camera per riprendere le borse e il tipo che ci segue e finalmente arriviamo ad un
compromesso. 25 dollari ma senza colazione. E se vogliamo un buon ristorante ci può accompagnare lui nel suo..
E infatti, lui davanti, noi dietro ci porta in un ristorante sulla riva di un laghetto in centro a Buchara. E' tutto pieno, ci sono sia i tavoli come da
noi, con le sedie, ma sono tutti occupati, sia quelli in cui ci si sdraia, ce ne sono due liberi. Ci sediamo quindi lì, scomodissimi. Ordiniamo e dopo 10 minuti va via la luce
anche lì... Si vede che succede spesso perché sono attrezzatissimi, arrivano con le lampade ad ogni tavolo. Il brutto è che non si vede bene cosa si mangia.
Torniamo in albergo sempre con tutta la città al buio. Dopo mezz'ora però la luce torna.
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domenica 3 settembre, Buchara
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Ci alziamo presto e lasciamo le valige in albergo. Abbiamo tempo fino a mezzogiorno, andiamo quindi subito all'aeroporto. L'aeroporto di Buchara è poco distante dal centro città, 4 o
5 kilometri. Andiamo alla biglietteria, ci facciamo spiegare le possibilità e compriamo il volo per le 7 di sera, 30 euro. Il problema è dove lasciare la macchina, lì in aeroporto
non c'è parcheggio, il poliziotto ci dice che, partito l'ultimo aereo, se ne vanno tutti a casa... La ragazza delle informazioni è molto simpatica, le
chiedo se posso usare la bilancia che serve a pesare i bagagli, voglio vedere quanto sono ingrassata, con quello che mangio, Michal dice 10 kili... Invece no, sono
strafelice, la ragazza si pesa anche lei e infine Michal.
Andiamo in città a vedere se c'è parcheggio al Malika. Non c'è. Facciamo un bel giro per il centro
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questo è il laghetto dove ieri sera abbiamo cenato, si chiama Liabi-Khaouz
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Ci dicono che il parcheggio lo possiamo trovare al grand hotel Buchara palce, vicino allo stadio. Ci andiamo e poi prendiamo un taxi e ci facciamo portare alla cittadella di Buchara, che si chiama Ark.
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Una bella famigliola di Zahafarjan, in visita, mi chiede di far loro la foto
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Ci fermiamo a pranzo...
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girando, girando torniamo in centro
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E poi decidiamo di andare all'aeroporto a piedi. Sulla strada incontriamo una pizzeria italiana. Michal beve un the, io assaggio la pizza: al tegamino, ma mangiabile.
Abbiamo ancora un sacco di tempo, ma il sole picchia e la strada è lunga. Prendiamo un pulmino dove io, scendendo prendo una capocciata tremenda.
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Arriviamo all'aeroporto con due ore di anticipo. Incontro di nuovo la ragazza di questa mattina, ci chiede se ci è piaciuta Buchara, ci chiede se ci facciamo una foto...
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L'aeroporto non è grande, ma poco per volta arriva molta gente. Davanti a noi, in coda c'è una donna con, immagino, i suoi figli, un ragazzino, una
ragazzina e una bimba, c'è anche
una vecchia con loro, si baciano, si abbracciano tutti sorridenti, penso che sia lei che parte. Poi aprono le porte e ci dirigiamo verso il metal detektor, ora c'è
soltanto più lei, e ... piange. Grossi lacrimoni silenziosi le scendono sulle guance, ritira la borsa dal tappeto mobile, la poliziotta le chiede cosa le
sia successo, lei allora non si trattiene, tira il fiato e con un
grande singhiozzo risponde che ha lasciato i suoi figli, va a Tashkent a lavorare.. Si siede poi in un angolo della sala d'aspetto, con la testa china, continua a
piangere. Aspettiamo sonnecchiando, stanchissimi, il volo
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Sull'aereo, pienissimo, ci portano succo di frutta e biscotti. Arriviamo a Tashkent, l'aeroporto è praticamente in centro città, prendiamo un autobus (il 67) e scendiamo
all'Aviakassa. Andiamo a cercare l'albergo nella zona
dell'ambasciata Turkmena.
Conosciamo, l'abbiamo già visto, proprio lì vicino, un bell'albergo neanche tanto caro. Hotel Rovshan, Mirabad 118 (35 dollari). Ci danno anche ancora la cena che sarebbe ottima se non fosse che a
un certo punto Michal sbianca, si prende la gola, apre la bocca, poi si alza, gli occhi strabuzzanti, senza fiato... Ha mangiato un peperoncino killer! Che paura,
gli piace tutto piccante, ma a questo bisogna davvero farci attenzione perché mangiarne uno vuol dire star male
mezz'ora. E' incazzato nero con il ristorante che, dice, gli ha rovinato la cena... Oramai ha la bocca anestetizzata.
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lunedì 4 settembre, Tashkent
Ci alziamo presto, facciamo una bella colazione e andiamo a collegarci, per ore a internet.
Poi giriamo fino alla nausea per Tashkent, compriamo spezie di ogni tipo, compriamo i vestiti di seta che mia sorella mi ha ordinato per sms e che secondo me sono
una fregatura pazzesca e finalmente andiamo a ritirare il visto. Al solito codarda non riesco a dirgliene quattro all'impiegato che ci ha fatto tardare 3 giorni
senza avvertirci. Ripartiamo, la sera, in treno.
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Ci sarebbe anche l'aereo, ma decidiamo per il treno perché vogliamo sperimentare come si viaggia. Il prezzo è
altissimo, proporzionato al volo, 24 euro a testa per il vagone letto. Ci mette 12 ore, dalle 9 alle 9. Dovrebbe partire alle 9 di sera, ma tarda 1 ora e mezzo. Sarebbe anche bello, ci
danno lenzuola e federe lavate, stirate e imbustate, ma il treno è talmente vecchio
che trasuda polvere e scarafaggi. Michal, comunque dorme come un ghiro, io non riesco, lascio la luce accesa e mi sveglio ogni 10 minuti con il terrore di aprire gli occhi e vedere scaraffoni.
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