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sabato 19 agosto, Samara, Kazakistan due macchine: una con i due veneti e la nostra con Brave-heart, il siciliano, Michal ed io
facciamo colazione alle 7 nella veranda dell'hotel, con Salvatore e Daniele. Salutiamo poi Bigmauri e andiamo a prendere i veneti al loro
albergo. Alle 11 e mezzo siamo alla frontiera
col Kazakistan
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fa un caldo incredibile, il sole picchia e non c'è un filo d'ombra, aspettiamo circa due ore, poi con poche formalità usciamo dalla
russia. All'ingresso in Kazakistan (nel gabbiotto hanno la telecamera scanner che inserisce a computer la foto) incrociamo un landrover francese. La donna che aspetta ci racconta che erano 12 macchine dirette in
Mongolia, con 6 settimane a disposizione, ma loro hanno rotto un pezzo in Ukraina e l'hanno dovuto aspettare una settimana e quindi sono solo
andati in Kazakistan. Con loro c'era un italiano su una due cavalli che si è perso, se lo vediamo... E com'è il kazakistan? si trova benzina?
Le strada? la polizia? Tutto bello, tutti simpatici, tutti ti aiutano, tutti bravi, ma grande, troppo grande.
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Alle 4 e mezzo arriviamo ad Urals, con una strada magnifica, tanto bella che stiamo mezz'ora a commentare le notizie reperite su internet sulla pessima qualità
delle strade kazake. Uno dei veneti ne è talmente entusiasta che vuole fare per stasera 500 kilometri.
Andiamo a cambiare, compriamo una sim-kazaka-usata da un ragazzo in un grande magazzino. Per comprarla nuova nel negozio ci vuole il passaporto
kazako, ci dicono le commesse russe, neanche loro la possono comprare. Facciamo rifornimento di cibarie e ripartiamo
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dopo circa 50 kilometri sembra che ci siano i lavori in corso.. la strada ha una deviazione, in centro sembra perfetta, ma ci fanno passare su uno sterrato formato per lo più da sabbia...
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seguiamo un pulmino e rientriamo nella strada asfaltata, ma è piena di buche enormi, poi il pulmino si ferma e noi anche:
si tratta di una famiglia kazaka, sono molto cordiali e simpatici, sembra che siano pratici, ci dicono che continuerà così fin quasi ad Aktjubinsk, con una strada centrale in ricostruzione e due (non
avevamo visto che lo sterrato è da entrambi i lati) strade parallele
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comincia così la notte peggiore del viaggio: man mano che viene buio è sempre più difficile trovare i punti in cui si può cambiare e passare dallo sterrato alla strada
centrale. Quest'ultima diventa talmente impraticabile che la macchina dei veneti scompare alla vista nello specchietto retrovisore spessissimo. Procediamo schivando buche profonde
mezzo metro e che a volte sono talmente ravvicinate che dobbiamo fare retromarcia e cambiare direzione. Quando optiamo per lo sterrato sembra andare meglio, ma a tratti la sabbia è
profonda. Dopo due ore ai 15 all'ora vediamo molte luci in lontananza e speriamo che sia finito il martirio e invece sono una mezza dozzina di macchine impiantate nella sabbia. Io riesco a mettermi da un lato
senza sprofondare e invece i veneti si ritrovano completamente infossati. Sarà che i kazaki sono proprio simpatici o sarà che le sventure aumentano la solidarietà umana fatto sta che,
a turno, un ventina di persone tira fuori, a mani nude, di peso, ogni auto. Io sono chiusa in macchina ad avviluppare la macchina fotografica, le
video camere, le borse con i computer ermeticamente nella
plastica in modo che non prendano la sabbia polverizzata che entra a palate ogni volta che si apre la porta. Quando tutte le macchine sono fuori, due ore dopo circa, uno di loro viene a
chiederci se abbiamo acqua. Ci rendiamo conto soltanto allora che in quel posto la riserva d'acqua è indispensabile... Noi non largheggiamo, ma
gli diamo un cartone di succo di frutta. Proseguiamo
il viaggio Ogni tanto qualcuno perde la pazienza, soprattutto i veneti, uno di loro scende dalla macchina furioso e comincia ad andare avanti a
piedi, noi lo raggiungiamo (a fatica, va più svelto della macchina), poi torna il buonumore, alle 4 del mattino sono lì che si fanno le foto e
commentano un cielo stellato incredibile, come non lo abbiamo visto mai, sembra di essere su di un altro pianeta. siamo sfiniti le macchine che
incrociamo e che puntualmente si fermano per chiederci quanto dura nella nostra direzione la strada "plachaja" cioè brutta, ci parlano ancora di almeno un centinaio di kilometri. Alle 5 del
mattino siamo assolutamente distrutti e troviamo finalmente un piazzale pieno di camion dove Michal dice che si dorme: ma è tutto chiuso, in una specie di gazebo vediamo della gente che dorme, più che vedere loro che
sono completamente al buio vediamo le loro scarpe, una dozzina di paia, allineate lungo il gazebo, non osiamo approfittare, non li
svegliamo. Dormiamo in macchina, due ore. Alle 7 uno dei veneti mi sveglia: signora ripartiamo? Hanno fretta, non hanno più voglia di
continuare e vogliono solo arrivare ad Aktjubinsk per risalire in Russia.
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Cerco di fare il caffè ma è finito il gas, la situazione è così assurda.. Non c'è verso di convincere i veneti che vogliono tornare indietro
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domenica 20 agosto, Kazakistan una macchina, la nostra, con Brave-heart, il siciliano, Michal ed io
La mattinata passa rapida, la strada migliora e facciamo altri 200 kilometri, arriviamo a mezzogiorno ad Aktjubinsk, salutiamo i veneti e
andiamo in città a cambiare l'olio e a lavarci. Siamo sporchi da far schifo, rigoli di fango
sulle gambe, la sabbia dappertutto, poi mescolata al sudore per il caldo infernale... Troviamo un bel grande bagno in un centro
commerciale. Lì compriamo anche una pala e un cavo d'acciaio, sì, ci attrezziamo perché abbiamo deciso che continuiamo per la strada più corta, anche se ci hanno detto che è "plachaja" per 200 kilometri
(saranno invece 300 quelli brutti) come quella di
ieri sera. L'alternativa sarebbe di raggiungere l'autostrada che da Cheljabinsk va ad Astana e Almaty, ma sono 900 kilometri in più, abbiamo
paura di non fare in tempo per il meeting di Bishkek
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60 kilometri dopo Aktjubinsk ricomincia la solfa: due strade di sabbia con in mezzo una follia in asfalto... ma certo, con la luce, non è
difficile trovare il percorso migliore e la media è dei 30/40 all'ora.
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Incrociamo cammelli e carretti, tanti carretti.
Ogni 50/60 kilometri
c'è una casa, un piazzale, le bimbe con sacchetti di latte seccato e salato che a prima vista e anche a primo assaggio sembrano sassi. Quello
che è incredibile è che tutti hanno dei meravigliosi sorrisi.
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Quando comincia a diventare buio io comincio a preoccuparmi, non ho nessuna
intenzione di passare un'altra notte come quella precedente. Incontriamo una carovana di camion arancioni, nuovissimi, cinesi o coreani che ci
chiedono di avvertire altri tre camion che sono rimasti senza gasolio, 20 kilometri prima, che arriveranno a riprenderli l'indomani. E invece
dopo 10 kilometri li incrociamo che sono riusciti a trovarlo. Poi vediamo delle luci: Chaikana!!! (chaikana vuol dire tipo autogrill, un grande
piazzale, una casa con dentro le donne che cucinano, un pozzo, un gazebo -come quello di ieri- dove si mangia, sdraiati e dove poi si può dormire)
Mangiamo shashlik di capra, che ho talmente fame che ora mi piace, beviamo succo di frutta. Il siciliano non mangia la capra, Brave-heart finisce anche il suo. Poi i
tre uomini dormono nella chaikana, (il gazebo e' gia'
occupato) per terra, col
sacco a pelo, con una candela per la luce, (Michal la mattina mi racconta di essersi svegliato a metà della notte con il siciliano che gli rimetteva le braccia "a posto" perche' lui girandosi gli aveva messo un
braccio addosso...
). Io dormo in macchina
perché non sono tranquilla a lasciarla incustodita.
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kunedì 21 agosto, Kazakistan una macchina, la nostra con Brave-heart, il siciliano, Michal ed io
Ho fatto male a preoccuparmi perché la mattina facciamo colazione con tutti i camionisti che hanno dormito
lì e sono gente spendida. Fanno a gara per parlarci, ci elencano, a turno, tutto quello che conoscono dell'occidente, a parte i soliti cantanti e calciatori, Berlusconi,
Tomba. Ci chiedono chi è il nuovo presidente della repubblica, conoscono Blair e Chirak. Ci chiedono se siamo ricchi, quanto costa la nostra macchina, quanto e' lo
stipendio di un operaio, come sono le strade in Italia, come vive la gente, ci raccontano che la parte ovest del Kazakistan è stata
dimenticata, che le belle strade sono solo a est, che non hanno l'acqua corrente, ma tutti, sempre, con un meraviglioso sorriso.
Le donne ci fanno il te, io mi preparo, sul loro fuoco, il caffè
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poi ci portano a vedere i cuccioli, appena nati, di una grossa cagna. Come Michal ne prende in mano uno, la cagna arriva, lo prende con la bocca e se lo riporta a cuccia
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riprendiamo ad andare, sempre deserto, sempre la strada a tre opzioni, sempre i cammelli, ora anche sulla strada sempre tutti che incrociandoci si fermano sorridenti, io penso
all'Italia, quando siamo sulle strade dove sono sempre tutti incazzati
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vediamo anche un grande
uccello, non sappiamo se è un'aquila o un avvoltoio (!) o cosa?
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