Veramente a malincuore lasciamo Suzdal, non senza aver fatto ancora un giro, questa volta in macchina, (ma Mischa
dov'è?) facciamo anche un po' di spesa, ripassiamo da Vladimir, che Cesare e Giorgio il giorno prima non avevano visto,
e infine ci dirigiamo a Mosca.
La strada è bellissima, in mezzo ai boschi, tutta diritta, a 4 corsie. E' piena di traffico, non c'è più paragone con la pace che si respirava a Suzdal.
Il traffico lo troviamo anche in città, per me è la prima volta, sono molto emozionata, vorrei fermarmi il prima
possibile, per scendere, vedere.
In ogni caso dobbiamo trovarci un albergo, i pareri sono discordi, come al solito c'è chi vorrebbe più semplicemente fermarsi nell'albergo centrale, (ci siamo già) bello, elegante, e soprattutto caro, chi invece come noi che vuole risparmiare e accetta di fare un po' di strada in più per trovare un albergo più economico. Tutto sta nel non lasciarsi demoralizzare. Siamo posteggiati davanti all'hotel Rossija, a 100 metri dalla piazza Rossa, cominciamo a discutere, telefoniamo, parliamo con una coppia di italiani che ci consigliano un albergo lì a pochi passi, noi siamo intenzionati a ripartire e dirigerci verso la periferia, Brave-heart, Cesare e Giorgio, invece seguono gli italiani per vedere l'albergo. Mentre aspettiamo, sotto il sole, nervosetti, Francesco mangia e mi offre dei biscotti:
li ho comprati al chiosco, prima, mi ha detto Cesare che sono buoni.-Infatti sono buoni, intanto leggo cosa c'è scritto sulla scatola, mi piace esercitarmi nella lettura in russo:
biscotti per gli uccelli!Bene. Ridiamo, continuiamo a mangiarli, non moriremo mica. Michal s'innervosisce:
perdiamo troppo tempo, andiamo.E andiamo, ci seguono tutti:
se mai torniamo quìspera Brave-heart, ma preferisce la compagnia al lusso.
Non fatichiamo molto, vicino al Centro esposizioni troviamo un albergo dopo l'altro, sono quasi tutti pieni, ma infine...
Il nostro è molto economico, il parcheggio non c'è, ma il guardiano per 30 rubli a notte ci sorveglierà la macchina.
Il tempo è bello, ma non promette bene, la curiosità è tanta, quindi ci attrezziamo e andiamo in metropolitana in centro a vedere finalmente Mosca. Facciamo un bel giro per la piazza Rossa, chiedo al militare di guardia davanti alla tomba di Lenin l'orario di apertura: domattina dalle 10 a mezzogiorno. Facciamo un giro per i magazzini Gum, poi nelle bancarelle Compriamo un sacco di medaglie commemorative, di Lenin, delle città eroe, dei paracadutisti, eccetera, Alena compra una maschera antigas ...
Torniamo in albergo sotto una pioggia torrenziale, bagnati fradici, ma entusiasti. Mosca non delude le aspettative, chissà domani ...
Di buon'ora, e di gran fretta, partiamo, verso la metropolitana, diretti alla piazza Rossa. Dall'albergo prendiamo una
scorciatoia, sembra di essere in campagna.
Ci mettiamo in coda per vedere Lenin alle 9 e mezzo, "i ragazzi" protestano
-intanto è tutto un bluff, non c'è il vero Lenin, lì, è un falso, di plastica ... -Dopo un quarto d'ora si accorgono che abbiamo fatto bene, perchè la coda, dietro di noi è lunga più di trecento metri. Arrivato il nostro turno peró ci accorgiamo che abbiamo tutti le apparecchiature video o fotografiche che sono assolutamente vietate. Decidiamo, Michal ed io, di aspettare lì, tenendo noi tutti gli apparecchi e di entrare poi al loro rientro. Ci riempono di macchine fotografiche, anche Brave-heart ce ne lascia una, ma ne aveva un'altra in un taschino, quindi, giunto all'ingresso, un poliziotto lo respinge, gli altri invece fanno rapidamente il giro e poi tocca a noi. Trovo una certa somiglianza tra Lenin e Michal e questo mi conferma quanto in lui io riveda il mio immaginario russo, d'altra parte oggettivamente, il colore dei capelli è identico e la lunghezza della barba pure, la severità del personaggio mi ricorda Michal quando mi dice:
-rigore, Betta, ci vuole rigore-.Sono emozionatissima, anche fuori, quando facciamo il giro tra le tombe degli uomini illustri (e donne pure, c'era anche la moglie di Lenin) e Michal di ognuno mi racconta qualcosa.
Ci stanno aspettando tutti in gruppo sulla piazza, Francesco compra due colbacchi di coniglio, Brave-heart è ancora furioso col poliziotto che l'ha bloccato.
Da sinistra: la piazza rossa, poi Cesare, Giorgio e Brave-heart sulla piazza Rossa e poi Giorgio davanti al Cremlino
E adesso? Michal propone di andare a Tretjak, nessuno sa cos'è, comunque ci fidiamo: a piedi, passeggiando, attraversiamo i giardini davanti al Cremlino, (ci andremo domani) poi il ponte sulla Moskova, c'è un bel sole, fa piacere il vento, e poi ancora avanti un pezzetto, ci ritroviamo in una bella via, tutta lastricata, i palazzi ridipinti, restaurati. La pinacoteca in un palazzo antico, ma che all'interno è modernissimo, ha un cortile davanti dove c'è la statua di Tretjak, un commerciante d'arte che cominció a collezionare dipinti e che, amico di molti pittori, ne raggruppó talmente tanti che ora la sua galleria, che ancora in vita ha donato alla città, è la seconda di tutta la Russia. Abbiamo risparmiato nell'alloggio, ma spendiamo 170 rubli per entrare, non tutti sono entusiasti, ma siamo tutti insieme ...
Ci andrebbe una giornata completa, almeno, per vedere tutto con calma, è talmente bello! Scopriamo, almeno per me è così, un universo nuovo. Ora so cosa rispondere a chi mi dice che l'arte è solo in Europa. -Venite qui a vedere.- Non mi ricordo neanche un nome, ma tre ore dopo compreremo due libri, di quelli belli, che riproducono tutti i quadri più famosi. Quindi posso elencare i nomi dei pittori più famosi, o di quelli le cui opere mi hanno colpito di più: mi sembra importante farlo perché non posso passare a scanner le foto dei quadri e metterle quì, sono coperte da copyright, l'ho chiesto e non mi hanno dato il permesso.
ho trovato il sito della galleria: peccato che sia tutto in russo, dopo mezz'ora ho capito che i quadri non ci sono ... (se non pochissimi e piccolissimi) www.tretyakov.ru/
01/08/2000: a distanza di un anno ho cambiato idea: da oggi comincio a inserire i quadri che, sono sicura, vale la pena che tutti vedano ...: l'arte nell'Est Europa.
Usciamo da Tretjakova alle tre, abbiamo anche mangiato, al ristorante interno, ci siamo un pó riposati, ma siamo comunque stanchissimi.
Ci dirigiamo, quindi lemmi, lemmi, verso una costruzione curiosa, che si erge nel fiume, oltre il ponte: una grande
nave di ferro, altissima, nera che avevamo visto dal ponte arrivando a Tretjak. Lungo la strada Francesco ci racconta
della sua gioventù, quando, finito di studiare, lavoró per un anno come mozzo su di una nave che andava in Africa. E
quanto fosse grande il suo amore per il mare.
Ci dicono che l'anno prossimo si potrà andarci dentro, alla nave. Noi ci fermiamo lì vicino e facciamo un po'di pausa.
I "ragazzi" ora vogliono andare per negozi, noi vogliamo trovare una bella libreria, abbiamo bisogno di cartine, manuali ...
Non troviamo molto, a parte i libri d'arte che sono bellissimi, compriamo dei manuali di geografia e una bella cartina plastificata dell'intera Russia, ma quello che sognavo io, le cartine particolareggiate dell'Ukrajna, in russo, della Bielorussia, le guide delle principali città, niente.
Dormirei per due giorni, invece la sera decidiamo di fare ancora un giretto, peró in macchina: vengono con noi Cesare e Giorgio, che poi si fermeranno in centro. Saliamo sulla collina deve c'è l'Università, facciamo un po' di foto, intanto Giorgio si lascia irretire da una venditrice di Matrioske, gliene sta mostrando una quantità enorme, le apre tutte, le dispone in bell'ordine per terra, ci avviciniamo
- questo è un buon prezzo, solo per Lei - questa anche con un regalo ... la piccola matrioska ..-Cesare ne compra una nera grande, anche io riesco a convincere Michal, che come al solito diceva:
-aspetta domani, ne troveremo a meno, giriamo un po'.. vediamone altre.-
io -no, non ne troveremo più di così belle, questa la voglio per Alice, a lei piacerà una matrioska con il viso ovale, non rotondo come al solito, non la troveró più... -(l'indomani all'Harbat, la troveremo uguale, di tutti i colori, meno cara, e Michal, come al solito avrà avuto ragione)
Oggi andiamo a vedere il Cremlino. Non sono tutti entusiasti, infatti dopo il cannone, la campana e la prima chiesa, ci lasciano e se ne vanno per negozi: Brave-heart aveva bisogno di una sacca nuova, una delle sue tre si era rotta. Alena ed io resistiamo ancora altre due chiese e mezzo, poi cerchiamo di convincere Michal ad andare a mangiare, ma lui se non vede tutto non è contento, quindi lo lasciamo anche noi e andiamo a farci una pizza.
Tutto dove mi giro vedo dei sosia di Lenin, saranno i miei occhi oppure c'è tanta gente che, come da noi per Celentano, si adopra ed esaspera una leggera somiglianza?
Michal ci raggiunge dopo due ore, bene io voglio andare all'Harbat, la via di Mosca famosa per l suo mercato: è bellissima, piena di bancarelle, gente che suona, pittori che fanno le caricature ... contrattiamo per mezz'ora, poi compriamo un paio di occhiali da aviatore, un po' rotti, vediamo tantissime matrioske, anche identiche a quelle della sera prima ... ma dobbiamo sbrigarci perché Michal voleva ancora vedere l'Esposizione: il VDNX, ci racconta che quando ci era andato con suo nonno 20 anni fa, ne era rimasto impressionato: si trovavano lì condensati tutti i successi dell'industria e i prodotti delle nazioni dell'Unione Sovietica, i prodotti agricoli, quelli tecnologici, divisi in padiglioni, c'erano gli sputnik, gli aerei, e per ogni stato la storia e le risorse. Mi dava l'idea un po' del Museo dell'Uomo a Parigi. Ma quando ci arriviamo la delusione è enorme. C'era soltanto un unico, squallido, variopinto mercato. S'intuiva la grandiosità del passato da quello che ogni tanto Michal mi indicava: là sotto un'immensa foto di Gagarin, coperta da un telone, una fontana bellissima, tutta intarsiata e color oro nella quale ho messo piedi e scarpe (di gomma) a bagno per un quarto d'ora, un grandissimo razzo, sulle cui scale i bambini si arrampicavano, e anche un aereo e tanti bei palazzi un po scrostati, ma ancora imponenti. Tutto questo in un parco lungo due o tre kilometri, pieno di alberi. Ma tanta era la gente che vendeva o acquistava salsicciotti, birra, o stereo o frullatori, che non saltavano neanche agli occhi le vestigia del passato. Michal era profondamente deluso, a me dispiaceva per lui, che sapevo, voleva farsi fotografare nella stessa posizione di quando era stato fotografato con suo nonno 20 anni prima.
Alena ed io prendiamo il trenino, per tornare, un trenino di quelli delle giostre, che ci evitava peró due kilometri o tre di strada. Michal ci raggiunge a piedi in albergo.
La sera partiamo, in macchina per andare sulla torre Ostankino, è altissima, si vedrà tutta Mosca, ma quando arriviamo hanno appena chiuso: decidiamo di tornare domattina, prima di partire....
Non c'è fretta 'stamani, la torre apre alle nove, carichiamo le macchine, Brave-heart ha una sacca nuova, grande come lui, l'altra, anche vuota, occupa lo spazio di una valigia... Arriviamo alla torre, che paura! È la torre piu' alta d'Europa, al suo interno ci sono gli uffici di 22 emittenti radio-televisive e un ristorante. Fu ultimata nel 1967 dallo stesso architetto che ha costruito la statua della Vittoria al Mamaev Kurgan di Volgograd. È la struttura più alta d'Europa e la seconda del mondo dopo la torre Cn di Toronto: 540 metri! Per entrare bisogna compilare un modulo e mostrare il passaporto, poi ci sono diverse porte e percorsi (come a Gardaland) per accedere, non ci sono turisti, siamo fortunati, a giudicare dalle transenne a volte ce ne devono essere centinaia... In ascensore mancava il fiato. Non si vede tutta Mosca, solo i palazzi lì intorno, non è come dalla Tour Eifell o dalla Mole Antonelliana dalle quali vedi la città, o che Mosca è talmente grande o che è spostata dal centro, tant'è che sono delusa, c'è anche foschia. Da lassù vediamo le macchine e Leopoldo che non è salito, un puntino, laggiù. Brave-heart non perde l'occasione per mostrarci la sua temerarietà e si fa fotografare sopra al cristallo che ricopre parte del pavimento, io non ci vado neanche vicino, fa troppa impressione!..