martedì 17 agosto

La "Grande madre cellula" decide che faranno il viaggio da soli, noi andiamo troppo veloce per i loro gusti. E infatti da quel momento andiamo veloce, non che corriamo di più, semplicemente ci fermiamo di meno, e alle tre del pomeriggio arriviamo a Vladimir, la seconda capitale della Russia, in ordine di tempo, dopo Kijev e prima di Mosca: mi dicono perché fosse l'unico luogo, in una pianura sconfinata, su di una collina, e strategicamente era ottimo.

A Vladimir c'è una bellissima chiesa su un promontorio in centro alla città, vicino c'è anche un Battistero che stanno restaurando, e al fondo del parco circostante si vede tutta la pianura, come mi avevano detto. Facciamo una bella passeggiata: nel giardino antistante, statue in legno, sembravano Biancaneve e i sette nani ....

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Mangiamo in un ristorante lì vicino, fuori, nel giardino, viene un acquazzone, non fa nulla, apriamo gli ombrelloni.

E poi partiamo per Suzdal. Sulla strada ci chiamano dalla "Grande madre cellula", stanno arrivando, li aspettiamo posteggiati all'ingresso della cittadina, che è un sogno, il cielo, appena finito di piovere, ha un colore particolare, sembra sia mescolato col verde dei prati, c'è anche l'arcobaleno. Il primo albergo che cerchiamo ci dice che non può ospitarci, non siamo registrati in polizia!?! Ci alloggiamo allora nell'albergo quello grande, duecento stanze, una hall enorme, la sala da concerti, la suana .. veramente bello. Ci laviamo, ci cambiamo e poi a piedi andiamo in paese.

È tutto una sorpresa, a cominciare dal cane, un grosso lupo, un po' vecchietto che, sapremo poi, si chiama Misha, che comincia a seguirci appena usciti dall'albergo, tra le oche che starnazzano sul prato attraversiamo la collina, poi passiamo su due ponti di legno sopra un fiumiciattolo nel quale i bambini pescano, saliamo su di un'altra collina, (in ogni angolo un castello, una chiesa, un fortino, e tutto intorno prati color smeraldo, corsi d'acqua nero-blu, cupole rosa confetto o turchesi,colonnati bianchi, "lingua mortal non dice quel ch'io sentiva in core") e Michal si accorge che il fortino chiude alle 6, sono le 6 meno cinque, la cassa è gia chiusa: entriamo di corsa, Michal, Alena, Francesco ed io, gli altri un po' indietro non se ne accorgono. Lì dentro, il giadino delle meraviglie -è vietato fumare- fiori di tutti i colori disposti ad arte, piante ben potate, prati che sembrano di velluto e un continuo, imperterrito canto di uccelli. Continuiamo incantati, facciamo tutto il giro, poi usciamo. Incontriamo gli altri davanti a un negozio che fanno la corte a due ragazze.

Continuiamo tutti la passeggiata, stupiti, -è troppo bello, ne valeva veramente la pena, nessuno si lamenta, cosa che invece succedeva per qualsiasi occasione, nei giorni precedenti. Entriamo in un altro chiostro, questa volta semi-abbandonato, l'erba alta, incolta, qualche baracca, ma stanno lavorando, più avanti un gruppetto di operai (ma sono tutte donne!) ritinteggia una facciata della chiesa, l'atmosfera è magica. Attraversiamo una piazza con un lunghissimo colonnato, a destra invece case tipiche russe, tutte colorate, ben tenute. Intanto il cane ci fa spaventare: appena vede in lontananza una macchina, -ne passano poche per fortuna,- la punta, le va incontro, e quando l'incrocia, con uno scatto fulmineo e girando su se stesso cerca di morderle le ruote! Il più delle volte prende delle nasate bestiali, noi ci spaventiamo, gli corriamo dietro, ma i passanti, evidentemente lo conoscono tutti in paese, ci tranquillizzano, -sono anni che fa così, non c'è niente da fare, Mischa, -sappiamo quindi il suo nome, ce l'ha con le macchine, vorrebbe mandarle via tutte ... E avrebbe ragione, secondo me, in un paese così, le macchine non ci dovrebbero stare.

Continuiamo e non sappiamo più da che parte guardare, un susseguirsi ininterrotto di chiese, palazzi, chiostri, torri, case in legno ... Da una chiesetta esce della gente, sono preti ortodossi, vestiti con il classico abito talare, e suore, e vecchiette ricurve ... Ci avviciniamo, entriamo: le pareti sono interamente coperte da quadri, icone, immagini votive, nell'aria odore di incenso, infatti c'è del fumo nella stanzetta a fianco, si sente un sommesso, ma continuo bisbiglìo, suona un telefono cellulare, che figura, usciamo.

Un totem, in mezzo a un giardino, intanto Mischa si mette ad abbaiare come un forsennato, e scende dal marciapiede, ci segue dall'altra parte della strada, continuando a fare un casino pazzesco: Da questa parte un grosso cagnone lo guarda assonnato, e per niente scombussolato dal suo abbaiare, si vede che si conoscono quei due. C'è una collina, Michal corre sù, sui prati qua e là, pittori solitari approfittano dell'ultima ora di luce per immortalare quella meraviglia. Nelle strade pochi passanti, ma parecchia gente che fa footing, nel paese, infatti questo non si può considerare un paese, ma un grande parco. Siamo stanchissimi, abbiamo camminato per kilometri, la sera, a cena nel ristorante immenso dell'albergo non finiamo di ripetercelo, un posto così! varrebbe la pena di viverci.

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[Delivery-Date: Sat, 18 Jan 2003 22:48:51 +0100
Date: Sat, 18 Jan 2003 22:45:02 +0100 (West-Europa (standaardtijd))
Subject: Thank you for the pictures of Suzdal!

I just saw your marvellous pictures of Suzdal and I wish to thank you; they made me recognize and relive fine experiences there of some years ago!
Rijk Mollevanger ]


continua ....
pagine scritte e curate da Michal Maruska & Elisabetta de Carli Maruskova.

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