venerdì 13 agosto

Oggi è venerdì 13, non sono superstiziosa, ma forse avrei dovuto esserlo.

Sveglia all'alba, oggi partiamo per la Russia! Il viaggio è un'incognita, tanta gente ci ha raccontato cose terribili, la strada è brutta, ci sono i banditi, fate attenzione, ci si era messa anche la Stampa a raccontare che a Rostov c'era un'epidemia di febbre gialla, quindi partiamo presto, alle sei davanti all'albergo, quello brutto.

Partiamo alle sette e mezzo, Leandro e Giuseppe (l'ha convinto) ci lasciano: rientrano a Kijev, si fermeranno una settimana lì, poi torneranno in Italia e ci raggiungeranno di nuovo a San Pietroburgo, almeno questo era il programma, in realtà verrà soltanto Leandro a San Pietroburgo. Li salutiamo un po' delusi, e ci dividiamo. Troviamo subito la direzione, abbiamo deciso di passare da nord, evitiamo Rostov, anche se all'ambasciata russa di Lvov ci avevano detto che erano tutte balle quelle dell'epidemia. Proseguiamo incolonnati, ad una buona andatura, al terzo posto di blocco ci fermano. Multa. Tutte e tre le macchine, -perche?- perché procedavate in mezzo alla strada e non nella corsia di destra. Tutto questo lo dice in russo, il poliziotto, ma anche a gesti, dopo averci ritirato le patenti e i libretti, e si avvia nel suo gabbiotto ad aspettare i soldi. Michal controlla la situazione, guarda per terra, poi entra nel gabbiotto e comincia a discutere:

proprio lì davanti c'è un pulman posteggiato, noi per passare dovevamo metterci nella corsia centrale, oltretutto nella corsia di destra è già cresciuta l'erba, segno che nessuno ci passa mai.

Ma tutto questo lo dice prima a bassa voce, calmo, poi visto che il poliziotto non lo ascoltava neanche e gli voleva far leggere il codice della strada ... a voce sempre più alta, infine urlando, in russo e pure spedito. Francesco stupito si rivolge a me e mi dice:

va beh, almeno adesso sappiamo che Michal parla, e pure bene!-

Io un po' rido e un po' sono preoccupata, magari adesso ci arrestano, intervengo, sceneggiata, è meglio che urli io, perché Michal sta diventando cattivo e straffottente. Comincio:

-Voi ce l'avete con noi solo perché siamo italiani, tutti ci fermano, tutti ci fanno le multe, io guido piano, sono diligente, non faccio infrazioni, ma ho scritto in fronte "italiana" e tutti vogliono soldi, questo non è giusto!

(tutto questo in meta-russo) Francesco si diverte, e comincia: (in inglese)

io sono un giornalista, io scriverò questo sui giornali in Italia!-

e quello, (in russo)

ha la tessera del giornalista?

-cavolo- Michal avverte il pericolo e propone un sopralluogo nella strada antistante: il pulman, l'erba... (però sempre urlando) I poliziotti (ora sono due) si convincono, o s'intimoriscono, o s'inteneriscono, non lo so. Niente multa. Ringraziamenti, saluti, partiamo.

Ora l'andatura è più lenta, timorosa, chiediamo informazioni sulla via da seguire per la frontiera, (non bisognerebbe mai chiedere quale strade fare, è sempre un azzardo, le persone che ti rispondono, in genere non sono mai andati, nella loro vita, più di 20 kilometri in auto o in pulman oltre casa loro, come fanno a darti indicazioni?) sbagliamo un po' strada, l'allunghiamo di una ventina di kilometri, Michal se ne accorge dal sole, andiamo a nord, non a ovest, correggiamo.

Sembra la frontiera, invece il gabbiotto dal quale escono due militari, è un ennesimo posto di blocco. Ci chiedono 10 dollari a macchina per il transito, vediamo altra gente del posto che paga l'equivalente di 2 dollari, -come mai noi di più?- - Va beh, allora 4 dollari.- Che barba. Paghiamo.

La frontiera. Sembra l'hangar di un aereo. Non c'è coda. Il sole picchia, ci dicono di compilare un foglio ciascuno, scritto in russo, segnalando tutto quello che portiamo. soldi, oggetti, valige. Michal scrive, noi copiamo. Mezz'ora. Bisogna consegnarlo, Michal ed io andiamo, il poliziotto, giovane, arrogante mi dice che non potevo portare più di mille dollari fuori dall'Ukrajna, perché non potevo entrare in Ukrajna con più di mille dollari!?! A parte che siamo in tre in macchina ed io ho i dollari di tutti e tre, ma se in Ukrajna si possono ritirare con la carta di credito in banca, i dollari, che senso ha?

- Questo per voi è un problema-

mi manda via - non vuole testimoni, chede a Michal 50 dollari a macchina, Michal mi chiama

-vieni anche tu, questo è pazzo-

Arriva Brave-heart

-gli faccia vedere la ricevuta che Lei ha ritirato a Kijev 1.000 dollari con la carta di credito-

dice Michal, Brave-heart in pochi secondi trova la ricevuta (organizzatissimo), il poliziotto, arrabbiato riprende tutti i nostri fogli in mano e dice:

- allora sono tutti da riscrivere, dividendo i soldi tra di voi....

Esplodo: (in italiano, in meta-russo non avrebbe sortito lo stesso effetto)

Bastaaaa

e intanto esco dal gabbiotto e urlo a tutti polmoni, davanti a decine di persone (i "ragazzi" erano in gruppetto, nell'angolo, distante, all'ombra, ma -mi han detto- sentivano tutto)

non siamo animali, credevo che fossimo in Europaaa, non tra gli zulù in Africa, e lui vorrebbe che noi riscrivessimo un foglietto inutile un'altra volta? Ma siamo impazziti? Noi non riscriviamo niente, arrestateci, voglio vedere...

- e ancora-

noi non siamo animali, noi siamo uomini ...

e ripetevo urlando e gesticolando, tra lo stupore generale, tant'è che è arrivato il capo, è entrato nel gabbiotto, ha mandato via il poliziotto giovane, ci ha fatto entrare, ha ascoltato Michal che spiegava, ha detto, va bene, ha ripreso i fogli nel cestino dell'immondizia e ci ha detto:

-va bene. adesso andate all'immigrazione.

Mi veniva da ridere. L'ufficio "immigrazione": un gabbiotto a cento metri dove siamo entrati uno alla volta e ad ognuno il poliziotto ha chiesto il passaporto ed ha scritto tutti i dati in un enorme registro, solo che dopo essersi accorto che non eravamo due o tre persone, ma almeno sette o nove, -ma quanti siete? non potevate dirmelo e facevo un foglio unico? . Si è stufato e ci ha mandato via. Oramai era una farsa, sì , perché io intanto facevo già la coda in un altro gabbiotto dove dovevamo consegnare i fogli delle macchine, ma arrivato il mio turno l'impiegato se ne va. Io lo seguo, gli spiego che siamo lì da due ore, lui niente, -io lavoro- dice, aspetto, ritorna, scrive per un quarto d'ora in un registro, io sbuffo, poi mi chiama, intanto ci sono tutti. l'immigrazione aveva finito, consegnamo i libretti, lui scrive. Andiamo. Finalmente .... Portiamo tutti i biglietti all'uscita della frontiera, al passaggio a livello: il poliziotto ci dice: dovete fare l'assicurazione. Accostate lì fuori. Andate nel gabbiotto. Michal è nervoso, vado io.

-Buongiorno dobbiamo fare l'assicurazione. quanto costa?

- Capisco dodici dollari

-va bene

gli do il libretto, mentre lui scrive, esco e ripeto ad alta voce: dvje stje dollar (che io avevo capito dodici dollari, ma che in realtà erano duecento dollari) Michal sente, scende dalla macchina e mi dice

- duecento dollari, ma sei scema?

- duecento dollari? credevo, dodici, gli ho dato il libretto.

Gli altri intanto stavano entrando tutti nel gabbiotto e avevano cominciato a chiedere lo sconto:

skitki, pazhalusta...

Macché sconto

urla Michal incazzatissimo

questa è una follia!!

entra nel gabbiotto. Ci sono i due seduti alla scrivania, in tuta mimetica.

- Mi ridia il mio documento (il libretto della macchina)

- No il suo documento rimane qui!

Mi ridia il mio documentooooooo-

urla Michal in russo. Quello, in risposta, prende il libretto e lo mette in un cassetto, Michal vola, con un tuffo sopra la scrivania, apre fulmineo il cassetto, fa volare in aria centinaia di fogli, recupera il libretto. Tutto in due secondi, tanti bastano al tipo di destra per agguantarlo. Michal si divincola e va fuori. Io ammutolita, esco. Abbiamo il fiatone entrambi, anche io che non ho fatto un movimento. E adesso? Michal:

non sono mica poliziotti, fossero stati poliziotti ci avrebbero già arrestato. Sono impiegati dell'assicurazione, vestiti in tuta mimetica. Vai dentro, dì agli altri di venire via.-

- Ma io ho paura-

Vado. Nel gabbiotto l'atmosfera era di nuovo calma. C'era Cesare che chiedeva lo sconto

-stiamo solo 12 giorni, perché deve costare tanto così, in più siamo già tutti assicurati in Italia ...-

Il non-poliziotto-in-tuta-mimetica dice che ci sono anche 80 dollari da pagare per un'altra cosa, ma che può fare un po' di sconto per l'assicurazione. Io a denti stretti dico:

-Cesare, si riprenda il libretto, facendo finta di niente, andiamo via, questa non è la polizia...-

lui si riprende il libretto, l'altro se ne accorge, io dico:

-noi tutti quei soldi non li abbiamo, andiamo in un'altra assicurazione....-

lui si arrabbia, prende il telefono: (in russo)

fermate le macchine degli italiani, c'è un'Alfa Romeo

(quella di Francesco, l'unica che da lì riconosceva)

nera, targata ....-

e poi rivolto a me e con aria minacciosa:

adesso vi arrestano. polizia, tanti problemi.

Io sono letteralmente terrorizzata, con la coda tra le gambe esco

-andiamo-

e se ci arrestano?

- Ma vuol pagare 600 dollari + 80? Ma siamo mica deficenti?

Partiamo, ai due all'ora, cerchiamo una strada traversa, non c'è. Posto di blocco, il cuore, ci fermano. È finita. Il poliziotto dice:

-salite nel gabbiotto.

(era un gabbiotto al primo piano.) Saliamo, tutti, meno Leopoldo che guarda le macchine. Vogliono 6 dollari per il passaggio. Dal sollievo che non ci arrestano, ma che anzi non ne sanno niente, (quindi quello là aveva fatto finta di telefonare) gli darei un bacio. Ma Michal è sempre presente e si è già ripreso

-6 dollari, perché, tanto così? non abbiamo rubli, abbiamo solo lire-

e grivni ukrajni?

Francesco dice di sì, Michal dice di no, loro dicono

va beh, allora l'equivalente di 2 dollari.

Ah no! adesso basta, allora noi torniamo indietro, non passiamo da qui. Non paghiamo.

E ce ne andiamo tutti. Saliamo in macchina, abbiamo detto che tornavamo, ma oramai siamo stufi, proseguiamo, e se ci corrono dietro, e se sparano? Non dicono niente. Ce ne andiamo, è finita. Davvero, non posso crederci. Facciamo ancora un centinaio di kilometri con una leggera ansia, poi dimentichiamo.

La strada è bella, poco frequentata, fino a quando non arriviamo sulla direttiva per Mosca, lì, per una cinquantina di kilometri c'è un forte traffico in entrambe le direzioni, mi si accende la spia che dice che il gasolio è pieno d'acqua, con l'aiuto di Cesare, che è attrezzatissimo, togliamo dal filtro del gasolio circa mezzo litro d'acqua sporca. Ricomincia così la discussione sul gasolio, noi facciamo sempre gasolio nei distributori economici, Cesare invece preferisce farlo nei distributori rimodernati e cari, spalleggiato da Brave-heart che, a mio avviso, è il "consumista per eccellenza" e compra solo quello che c'è di più caro o all'avanguardia.

Siamo stanchi, continuiamo il viaggio, verso le otto, comincia a far buio e pensiamo a cercare da dormire. Ci fermiamo in una cittadina lungo la strada, Morozovsk, chiediamo di un albergo, lo troviamo. Siamo gli unici clienti, la stanza costa cinquemila lire, Francesco chiede lo stesso lo sconto: skitki!? il morale è alto, il bagno è spaventoso, l'acqua corrente non c'è (nel bagno, nel lavandino sì però) prendiamo una stanza per ogni equipaggio, ma Michal ed io, Francesco, Leopoldo e Cesare decidiamo di dormire in macchina, non c'è il parcheggio.

Abbiamo fame, nella piazza facevano gli spiedini (shashlik), ci andiamo. È un chiosco con i tavolini nel piazzale antistante, sono tutti occupati ad eccezione di uno nel centro, ci sediamo, ordiniamo. Ci portano un unico grande piatto comune con 5 forchette. La carne già tolta dallo spiedo, a pezzettoni con un kilo di rubra sopra. Non male, se non ci pensi, a quanta poca igiene ci sia. Dai tavoli vicini ogni tanto si alza un ubriaco che barcolla verso il tavolo vicino, lo vanno a riprendere, barcollando anche gli altri, disgustoso.

Francesco ci racconta la sua vita: nel meeting di Doneck c'era un pianoforte e ad un tratto ho sentito qualcuno che suonava, pochi accordi, ma si capiva che suonava bene, che sorpresa, non sapevo che suonasse.e

-Ma signora, chi scrive le schede degli uomini? -

Io le scrivo, ma la sua è vecchia di due anni, chi se la ricorda, c'è scritto che suona? -

Ora mi appare sotto un'altra luce, gli chiedo, lui racconta un passato musicale, edizione di dischi, l'ambiente diverso, una vita senza vita privata, si è stufato, ha fatto l'Accademia Navale, quante cose che non so. È spiritoso, ridiamo, non dobbiamo più guidare, mi bevo una birra. Poi, tranquilli, a dormire. Ma non sia mai detto che siamo tranquilli. Il baule sopra la macchina non si apre. Brave-heart che custodisce lì dentro due terzi del suo poderoso bagaglio è disperato, dà degli scossoni alla macchina micidiali, forse dentro, una valigia impedisce alla serratura di aprirsi, quindi io vado avanti e indietro per il piazzale accellerando e frenando, in marcia avanti e in marcia indietro, per vedere se qualcosa si sposta. Affranti desistiamo. Brave-heart è preocupato, io meno, abbiamo la valigia lì dentro, ma non ci importa molto, il look in questi giorni è l'ultimo dei nostri problemi.

Finalmente dormiamo. Dura poco. Mi sveglio un'oretta dopo. Ci sono tre ragazzi ubriachi che bussano al vetro. Ho il finestrino abbassato a metà, uno infila una mano dentro, mi spavento. Chiamo Michal, mugugna, è troppo stanco, non si sveglia, mi spavento ancora di più, gli urlo, niente, il ragazzo si appoggia alla macchina e infila la mano dentro

- dai, dammi dei soldi-

(in russo) Allora giro la chiavetta e mi attacco al clakson, suono per quasi un minuto. Dall'albergo arrivano Francesco e Brav-heart (Cesare nella GMC continua a dormire. Leopoldo sull'Alfa-Romeo anche) che con grande psicologia convinvono l'ubriaco e i suoi amici ad andarsene. Poi Brave-heart va a dormire, mentre Francesco sta ancora cinque minuti per farsi aprire la macchina da Leopoldo che, chiuso dentro e mezzo addormentato, non riusciva più ad aprire.

È finito il venerdì 13! Ma io non ero superstiziosa!

sabato 14 agosto

Approfittiamo tutti della doccia dell'albergo, anche se gelata, ma fa caldo e dopo ci sentiamo bene, pronti per l'ultima tirata. Dobbiamo arrivare a Volzhskij, vicino a Volgograd, la vecchia Stalingrado.

A parte delle buche enormi nella cittadina, (ma la sera prima non ce n'eravamo accorti) che preoccupano Francesco, memore di Cherson, la strada è abbastanza bella. Arriviamo a Volzhskij nel primo pomeriggio. Abbiamo ancora il problema del baule che non si apre. Dopo aver preso le stanze (noi e Brave-heart con l'aria condizionata, lui addirittura quella extra lusso, gli altri invece all'ultimo piano, economiche, ma comunque pulite) nell'albergo dei meeting, dove sono tutti simpatici, allegri e disponibili, ci apprestiamo ad aprire, smontare il baule, non so. Cerchiamo di smontare il portapacchi, qualcuno consiglia un trapano per far saltare la serratura, Michal prende un paio di pinze e gira la chiave!! Sollievo generale, grande soddisfazione di Brave-heart che ritorna padrone del suo guardaroba. Giriamo per la città, c'è un bellissimo caffè gelateria bar italiano, non c'è più il cinema, (Alena ci voleva andare), la sera sulla piazza antistante l'albergo sembra che si sia un concerto, tanti sono i giovani riuniti, chiediamo, no, non c'e nessun conceeto, ma lì il sabato sera i ragazzi si ritrovano. Siamo stanchissimi, andiamo a dormire molto presto. In camera c'è la televisione e si prende RAI3. Domattina andiamo a Volgograd-Stalingrado a visitare la città: si parte alle nove, mi raccomando puntuali!...

domenica 15 agosto

Alle nove e un quarto sono tutti tranquilli a fare colazione, Michal si arrabbia, io vado, lo seguo, Cesare e Giorgio si alzano, lasciano perdere la colazione, gli altri o che non ci credono che andiamo o che non sono abbastanza pronti, restano.

Ripercorriamo il ponte sul Volga, lunghissimo, l'unico che c'è. Per questo motivo Stalingrado è lunga 80 kilometri e larga solo 3! perché non hanno ponti sul fiume.

Andiamo a visitare Mamayev Kurgan, la collina che vide la resistenza russa durante la guerra e che rese Stalingrado una delle 13 città eroe. Prima delle scale c'è un piazzale dove ci sono gli stemmi delle 13 città: in Ukrajna, Kijev, Odessa, Sebastopoli e Kertch, in Bielorussia Minsk e La fortezza di Brest, in Russia, Mosca, Stalingrado, Leningrado, Murmansk, Novorossisk. Smolensk e Tula.

Vendono i fiori da portare sulle tombe. Si avvicina un tipo distinto, una guida, sì ci interessa, parlerà in russo e Michal tradurrà. Comincia a raccontarci. Saliamo le scale, poi un primo piazzale dove c'è una grande statua che indica lo sforzo della resistenza. E due grandi mura ai lati sui quali sono scolpite le gesta degli eroi, dei soldati, della popolazione. Poi una grande piazza per le celebrazioni con a fianco sette grandi statue che raffigurano i gli esempi di eroismo: c'è la ragazza che riporta un soldato morto, caricato sulle spalle, c'è il generale, (sono morti 7 generali nel corso dell'attacco durato più di un anno) che, morente, sorretto da un soldato, impartisce ancora ordini, c'è la statua allegorica che mostra il serpente tedesco schiacciato, c'è il portabandiera. Nell'aria rieccheggiano le musiche del tempo, l'atmosfera è molto suggestiva, le parole della guida sono precise, anche la traduzione di Michal e chiara e contribuisce a renderci tutti impressionati. Sotto di noi sono sepolti migliaia di ragazzi che hanno difeso la loro patria, la loro vita, le loro famiglie. I tedeschi non dovevano arrivare al fiume. Ogni giorno la sommità della collina passava di mano ad uno o all'altro contendente, più volte, ma la sera riuscivano sempre a respingere l'attacco nemico. Nel 1970 i reduci hanno scritto una lettera alle genti future e l'hanno chiusa in una teca che verrà aperta lì nel 2045, la guida ci raccomanda di esserci... Saliamo ancora, un'enorme statua dedicata alle madri, raffigura infatti una mamma con in braccio il figlio morto, il capo coperto da un lenzuolo, la guida dice che non è realistica, infatti nessuna madre trovò mai le spoglie del proprio figlio. Poi il mausoleo, circolare con la fiamma eterna, e la musica dolce, melanconica, struggente. Sui muri i mosaici e i nomi dei caduti, lunghe file di nomi, leggo i più vicini a me. E infine, sulla sommità la statua della Vittoria, in un prato disseminato di lapidi, sono i generali, gli ufficiali. È impressionante, alta 85 metri, è stata costruita nel '54, ci giriamo intorno, guardando da sotto fa girare la testa.

a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita

a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita

a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita

a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita

a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita

Abbiamo camminato per due ore. È tardi, ci affrettiamo a tornare, abbiamo il meeting alle due, ma siamo pensierosi, come stupiti, ne è valsa la pena.

il quinto meeting: Volzhskij ...

Durante il meeting abbiamo conosciuto una signora molto simpatica che parla bene italiano, si vantava anche di saper cucinare bene italiano, non mi pareva vero quando ci ha invitato a cena, ho accettato anche anome di Michal e Alena, perché so quanto Michal ami mangiare la pasta e lei ci ha promesso gli spaghetti alla carbonara!

Alle otto la sua amica è venuta a prenderci e con la nostra macchina ci ha accompagnato da lei. Conosciamo già i palazzoni in cemento armato che ci sono in tutto l'Est Europa, Praga compresa, questo non era diverso dagli altri, un gran cortile interno, bambini e gente a passeggio, le scale buie. Quando entriamo in casa mi assale una ventata di aria calda, l'ambiente è piccolo, c'è un gran ventilatore, ma il caldo è comunque soffocante, hanno cucinato per ore. Ci sediamo su di un gran divano che occupa quasi tutta la stanza, un basso tavolino davanti imbandito, tappeti dappertutto, per terra, alle pareti. Vorrei guardare fuori per controllare la macchina, ma mi dicono che lì è al sicuro, nel palazzo abita un capoccia della polizia. Ci rilassiamo e cominciamo a chiaccherare. Con lei abita la figlia ventenne, che però ora è fuori, lei è medico e lavora in ospedale, è piccolina, un po' sovrappeso, ma è molto carina e ha un viso dolcissimo, due grosse fossette ai lati della bocca. Si è iscritta all'agenzia, mi dispiace, non ha tante possibilità, è fuori dai parametri della maggior parte degli uomini. Con lei c'è la sua amica, quella che è venuta a prenderci, un tipino esile, molto timida, parlerà pochissimo per tutta la cena. E poi un'altra amica, una donna molto bella, sia di viso che di fisico, alta, slanciata, infatti è una ex modella, porta un vestito attillato di maglina, sa anche valorizzarsi. È divorziata da un italiano, quando ha capito che non andavano d'accordo lei è tornata in Russia, ma le piacerebbe vivere in Italia, quindi anche lei si è iscritta da noi.

Il pranzo comincia con un piatto di spaghetti alla carbonara che era ben degno del suo nome, con una quantità esagerata di sugo, e pure il parmiggiano. Il piatto era grande e colmo, ma non è rimasto uno spaghetto. E poi pollo al forno con patate, prosciutto e formaggio con i ctrioli, insalata fine con pomodori e basilico, vino russo, rosso, dolce. Insomma abbiamo mangiato molto bene, abbiamo anche gustato una buona compagnia, ci siamo lasciati con un arrivederci a presto, a metà novembre verranno a Torino, ricambieremo.

I "ragazzi" dopo il meeting sono sempre occupatissimi, non andranno a dormire a un'ora ragionevole, comunque domattina si parte alle otto.

lunedì 16 agosto

Partiamo in orario, erano tutti pronti all'ora stabilita, cominciano a preoccuparsi che non li aspettiamo, d'altronde anche questa tappa sarà dura, abbiamo piu' di mille kilometri per Suzdal.

Facciamo una breve sosta alla collina di Mamayev Kurgan, per le foto che qualcuno non aveva potuto fare, poi andiamo nel centro della città. L'emblema della città si può dire che sia questo: una grossa casa diroccata, sede del quartier generale che è rimasta tale quale era alla fine della guerra.

In fila nel piazzale ci sono tanti carri armati, io non me ne intendo, ma Brave-heart, per esempio, li ha fotografati uno per uno. C'è anche una grossa costruzione moderna circolare, nella quale c'è il museo, e un grosso quadro tutto intorno che racconta tutta la battaglia, ma ci dicono che oggi è chiuso. Dall'altra parte c'è il Volga, vicino, placido, (quello era il Don?) lo paragono al Po, soprattutto a Torino e mi viene da ridere. Poi mi commuovo un po' a ripensare a tutti quei ragazzi morti, lì vicino.

a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita

Riprendiamo la strada, ci vuole un'ora solo per uscire dalla città, al distributore brutto noi facciamo gasolio .... Qui c'è Michal che è appena andato a pagare. Ai distributori non c'è mai nessuno, i gestori sono generalmente chiusi in un gabbiotto (ma la gente vive solo nei gabbiotti qui?)
a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita

Gli altri fanno il pieno invece in quello bello dove noi bisticciamo un po' con Brave-heart: vorrebbe comprare quegli spray che servono per sbloccare le serrature, lui ne ha uno per ogni macchina, Michal è irremovibile, non servirebbe a niente. Brave-heart insiste, poi minaccia:

-la prossima volta che si blocca la serratura la rompo!

Michal è tranquillo, non si romperà più.

Lungo la strada ad un tratto incrociamo una colonna di carri armati, in questi giorni i giornali e la televisione non parlano d'altro che del Dagestan, e se la Russia debba o meno intervenire, siamo un po' spaventati ...

a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita a questa immagine abbiamo collegato l'immagine ingrandita
Proseguiamo per kilometri e kilometri fermandoci poche volte, quasi sempre per aspettare la GMC che non tiene la nostra andatura, siamo stanchi, fa caldo, Francesco non ha dormito questa notte, ma ha una resistenza invidiabile, Brave-heart cambia di posto due o tre volte, si addormenta spesso. Anche a me prende sonno, mi fermo in uno spiazzo davanti ad un locale orrendo. Dormo. Tutti vanno nel locale, bevono il caffè. Michal, mi racconta poi, accetta da bere da gente del posto con i quali discute della situazione politica, si fa raccontare cosa pensano del Daghestan, torna col mal di testa.

A metà pomeriggio ci fermiamo a mangiare in un ristorante ricavato da una carrozza di un treno, ne abbiamo visti parecchi così: si mangia davvero male, ci portano le uova all'occhio di bue poco cotte, il riso scotto, meno male l'anguria. Brave-heart è nervoso, gli scoccia che andiamo troppo in fretta, secondo lui ...

A destra e a sinistra sempre lo stesso paesaggio, campagna, campagna, mai case,né villaggi, né tantomeno città, ma qui la gente dove vive? Si vede che le città, i paesi sono lontani dalla strada. Pochi anche i cartelli. In piena notte arriviamo in una cittadina, cerchiamo un "baruccio" come dice Brave-heart, troviamo soltanto un emporio che sembrava lo spaccio di una prigione. C'era una saracinesca abbassata dalla quale spuntava la testa di una donna che ci serviva da dietro le sbarre: tre banane, un pacchetto di patatine che poi erano biscotti, un'aranciata dall'improponibile color rosa-arancio. Io non ho fame, soprattutto a vedere cosa espongono. Andiamo a dormire, sì, ma dove? Davanti al comando di polizia, così stiamo tranquilli. Detto, fatto, ci posteggiamo a 10 metri dalla stazione di polizia, tre minuti e arriva un pulmino carico di poliziotti:

-è successo qualcosa?

-no-

avete avuto problemi con i "locali"?

-no, dormiamo qui per stare tranquilli, siamo diretti a nord-

ok, se avete problemi sapete dove siamo-

gentili e carini, ora siamo allegri, Michal ed io andiamo a fare una passeggiata, quando torniamo Francesco e Leopoldo dormono già, nella GMC stanno cucinando e Brave-heart è con loro che chiacchera. Ci addormentiamo. L'indomani ci accorgiamo che Brave-heart ha dormito nella GMC, davanti: quando stava tornando in macchina a dormire ci ha trovati tutti addormentati e soprattutto che occupavamo anche il suo posto, ha preferito non svegliarci, carino!


continua ....

pagine scritte e curate da Michal Maruska & Elisabetta de Carli Maruskova.

home page agenzia matrimoniale