Partiamo e, stanchissimi, soprattutto io, arriviamo a Cherson a mezzanotte passata. L'albergo Fregat, dove l'indomani ci sarebbe stato il meeting, è caro per noi. Valerio ci vuole andare, Leandro tentenna, poi viene con noi a cercarne un altro. Ne giriamo uno o due, poi ne troviamo uno senza acqua calda, ma economico. Leandro non vuole, Brave-heart nemmeno. Li accompagnamo al Fregat e torniamo a cercare l'albergo. Superiamo il ponte, siamo sull'isola, scendiamo a chiedere, l'albergo è a due stelle. Ci apre uno in pigiama, c'è anche una donna. La hall è enorme, si avvicina ad un tavolo, apre un registro, escono due scarafaggi dal registro e si buttano giù dal tavolo. Noi, sbigottiti, nemmeno una parola e ce ne andiamo. Decidiamo di tornare all'albergo senz'acqua calda, che era vicino al fiume e sembrava pulito. Non si vede niente, sbaglio strada, ad un tratto non vedo più i fari di Francesco dietro, faccio inversione e ritorno. Laggiù c'è una macchina, sono loro. Tutti e tre fuori, nel buio totale, solo i fari, hanno una gomma a terra. Il cerchione davanti tutto storto, quello dietro anche. Cambiamo la gomma, cerchiamo il copricerchione che non troviamo, cerchiamo il buco che hanno preso per rompere il cerchione. Lo troviamo, è enorme. Cominciano a bisticciare: "andavi troppo forte... ma devo starle dietro... dovevi guardare... ma se non si vede un ca..!!!... Michal domani mi accompagni dal gommista... si ma adesso andiamo a dormire, sono le tre di notte...", continuano a bisticciare, ma nella loro macchina.
Albergo Meridien, pulito, simpatico, anche alla reception. Peccato per l'assenza di acqua calda e per i balconi comunicanti ...
Peccato i balconi dicevo, perché la mattina dopo alle sette e mezza Francesco comincia a chiamare dal balcone per chiedere a Michal di accompagnarlo dal gommista. Io facevo il bucato, anche Leopoldo: lavava le camicie. Michal è "fuso", ma si alza. Trovano il gommista che con una somma equivalente a cinquemila lire aggiusta il cerchione, siamo tutti contenti.
Il carico e lo scarico della macchina sono un incubo:

Arriviamo un quarto d'ora prima: alla reception ci dicono di andare in un ufficio all'undicesimo piano, lì ci dicono ridendo (meno male, almeno sono allegri!) che si sono sbagliati, ci aspettavano l'indomani: -adesso il salone è da mettere a posto, bisogna pulire, non si può! - -Non ci importa, noi non possiamo rimandare, anche se è da mettere a posto, fa lo stesso.. -Li convinciamo che pagheremo lo stesso la cifra pattuita anche se il salone non è in ordine, ci accompagnano al ventiduesimo piano, il salone è un teatro, sui tavoli 10 centimetri, no esagero, 1 centimetro di polvere.. Arriva la classica signora delle pulizie, con l'ancora più classico "secchio + straccio" e comincia a passare lo straccio bagnato sul pavimento: quando ha finito è sporco uguale, solo un pò più umido. Nella sala fa un caldo infernale: non c'è una finestra e siamo in un sottotetto al 9 di agosto!
Le donne cominciano ad arrivare, sento però un pò di trambusto: sulla porta ci sono due buttafuori enormi che discutono con Leandro e ... il professore. Il professore è irriconoscibile, ha il labbro tumefatto, un occhio chiuso e nero ed è letteralmente coperto di sangue. I buttafuori lo vogliono mandare via, Leandro cerca di fermarli, ma non ci riesce, intervengo io: -cosa fate? lui è un nostro amico, lasciatelo... Increduli lo lasciano, mi chiedono se è davvero così, hanno capito bene? -Sì è un nostro amico! e se ne vanno. Ma cosa è successo, perché è in questo stato? Questa notte sono stato aggredito da tre delinquenti, io dormivo su di una panchina in centro alla città. Leandro lo porta in camera sua per fargli fare una doccia. Quando torna ha un'altra maglietta, ma l'impressione è la stessa.- Mi dispiace, ma secondo me lui se le va proprio a cercare, non si può andare in giro vestito come un barbone e dormire per strada....
Nella hall c'è Leandro con una ragazza che piange, cosa le ha fatto? Le hanno rubato la macchina, qui sotto. Ora fa denuncia, poi andiamo a cena.
Noi decidiamo di andare a cena nel ristorante dove due anni fa andammo con Alice (mia figlia), un posto molto elegante, vicino alla piazza. Abbiamo il telefono di Francesco perché vuole che parliamo con la sua ragazza di Mariupol, alle nove. Il ristorante è deserto, molto elegante. Ci sediamo, ordiniamo l'antipasto, uno diverso dall'altro, da bere, acqua minerale. Poi il secondo: la bistecca con la salsa e la cipolla, la bistecca con i funghi, il pesce arrosto. Michal va in bagno e torna sconvolto:"ma come si fa!... io fossi al posto della cameriera mi vergognerei!". Torna la cameriera e mentre ci porta l'acqua le si avvicina uno barcollante che la fissa, lei fa finta di niente, ma è difficile far finta di niente con uno che ti penzola addosso. Lo spinge delicatamente e sempre molto delicatamente gli sussurra di andare un pò in la, lui ci va. Lei scompare dietro una porta. Dopo un quarto d'ora, ho mangiato tutto il pane che c'era anche se era terribile, arriva con tre antipasti tutti e tre uguali e ci dice che il pranzo finisce li, perché il cuoco se n'è andato!! Siamo delusissimi, paghiamo lo stesso anche se nella mente ci turbinano vendette:
non paghiamo, come si permette, voglio i danni, ma perché non lo ha detto subito, noi ce ne andiamo!!

Torniamo al Fregat. C'era ancora la ragazza che faceva denuncia (erano almeno due ore) e tutti gli altri che l'aspettavano. Poi sono andati a cena, Leandro con la derubata, Valerio, le mani in tasca, sornione, Brave-heart.
Allora andiamo in albergo, dove c'era Giuseppe con una ragazza bruna che lui diceva di conoscere da più di un anno (non ci credo), gli diamo il telefono da rendere a Francesco e gli diciamo di avvertire sia Francesco che Leopoldo che l'indomani andavamo in Crimea, che partivamo alle sette: chi c'è, c'è.
Alle due di notte un casino incredibile: tutti che passano sghignazzando e bestemmiando sul balcone. Urlo: -"ma come vi permettete, la gente dormeeee!!!"-... silenzio di tomba, solo un lieve tramestio. Mi ha poi raccontato Leopoldo, giorni appresso, che Giuseppe se n'era andato con la ragazza bruna e con le chiavi della loro camera, quindi i due, per entrare, sono dovuti passare dal balcone e dal parapetto, (quarto piano) perché quello della reception aveva solo il passpartout della camera attigua alla nostra.
Questo è il balcone sul quale i due sfortunati di notte hanno dovuto scavalcare per tornare nella loro camera....

Partiamo alle sette, ma solo dall'albergo, perché andiamo al Fregat e nessuno è pronto. Dopo che tutti, a turno, hanno fatto colazione, salutiamo Cesare e Giorgio che partono per Zaporozhe: vanno a incontrare due ragazze e poi ci raggiungeranno a Doneck. Finalmente ci incamminiamo, sono le nove passate.
Siamo diretti in Crimea, l'andatura è spedita, anche se Valerio (ha scambiato il suo posto in macchina con quello di Brave-heart che "socializza" -dice lui- con Leandro) che in genere corre ai 180 km all'ora, si lamenta della velocità. Per inciso ribadisco che io guido benissimo, nei miei tanti anni di patente non ho mai avuto un incidente. Vado rapida, ma prudente, e ciononostante ho subito per tutto il viaggio le critiche degli altri componenti del viaggio che mi accusavano di troppa velocità -non ho mai superato i 120 km all'ora (Per non parlare di Brave-heart che a volte insisteva talmente con le sue previsioni di sciagure che a un certo punto lo chiamavo jettatore -sulla polvere della portiera della macchina dalla quale entrava lui ho scritto: "porta-jella": si è offeso). D'altra parte lui asseriva che sarei dovuta andare per tutto il viaggio, anche nei rettilinei, anche sulle strade belle larghe, agli 80 km all'ora ....
Nello specchietto retrovisore si vede la macchina di Leandro, che rimarrà incollato a noi tutto il tempo... Valerio fa finta di dormire.

Il paesaggio è lunare, Michal dice d'aver letto che quello è un fondale marino riemerso, che la terra quindi è salata e non ci cresce nessun albero per quel motivo.


E poi viaggiamo in un paesaggio incredibile fino a Sudak. Saliamo su un colle che sovrasta tutta la valle, completamente spoglia. Saliamo su di un altro colle al di là del quale invece, come per incanto, la vegetazione è rigogliosissima. Percorriamo tutta la strada ai 40 km all'ora per gustarci la sorpresa, per respirare l'aria pungente di montagna mescolata all'aria dolciastra marina. ..

Il tenore non smette di cantare neanche un secondo ...
Poi ci arrampichiamo fino al castello, quando Alena ed io arriviamo, Michal non c'è più, ha già proseguito sulle scale che portano alla sommità anche gli altri si incamminano, ma subito ritornano: -è troppo ripido, ci andrebbero le scarpe adatte, chi ce lo fa fare, poi più su c'è un pezzo ripidissimo.... Anzi, noi torniamo, andiamo a lavarci e poi in paese ... (il paese, sul mare -noi vediamo tutto il golfo da lassù- ha una passeggiata piena di locali, sarà una serata divertente)
Ci lasciano lì ad aspettare Michal che non torna ancora. Aspettiamo più di un'ora, Alena è spaventata, io anche, sta diventando proprio buio, sarà caduto dal dirupo, non c'è più nessuno, non si vede nulla, proviamo a salire le scale, ma è davvero spaventoso, vengono le vertigini, chiamiamo a gran voce, ma ci risponde solo l'eco, allora scendiamo, non si vede nemmeno dove mettere i piedi, arriviamo al botteghino, non c'è più nessuno. Non sappiamo cosa fare, se tornare o chiamare qualcuno ... Più in là riconosciamo la donna, con la figlia che scherzava con Leandro, le corriamo vicino:
- polizia, chiamate la polizia, è caduto, l'italiano (che poi è ceco, ma vaglielo a spiegare)-bisogna parlare in russo, Alena è ammutolita, io piango, loro ridono:
- no, non cade mai nessuno da lì, ma vi accompagnamo... -ritorniamo e, fatti pochi passi, lo vediamo, sta tornando, con altre tre persone, due ragazzi e una ragazza, allegri, chiaccheravano.
Che spavento! La tensione si allenta, adesso io sono arrabbiata, lui invece è tutto divertito che noi ci fossimo preoccupate così:
la strada era lunga e poi lassù questi ragazzi mi hanno raccontato un sacco di cose, ci siamo fatti anche la foto, io ho detto loro che la mia mogliettina mi aspettava in albergo, e invece ti trovo quì "imbestialita". Bella figura....
L'albergo è in punta alla collina, vicino al castello, si chiama Horizont, infatti da lì si vede fino all'orizzonte. Michal vuole tornare a piedi, noi siamo esauste, prendiamo un tassì: un dollaro per portarci all'albergo, e poi quattro piani a piedi perché l'ascensore è rotto. Michal dorme in macchina.
Partiamo, sbagliamo strada, e poi di nuovo, andiamo costeggiando il mare e finiamo in un paesetto, sempre sul mare, incredibilmente a picco, la strada è finita. Torniamo. La strada è stretta e sulla scogliera non guardo giù, mi viene l'ansia. Torniamo a Sudak, saliamo, scendiamo, non riusciamo più a uscire da lì. Ad un certo punto sembra la strada giusta, troviamo un negozio, si può fare colazione, gelati e Coca Cola... meglio che niente, ora sono tutti meno tesi, ricomincia a salire, c'è un bivio, chiediamo, finiamo in un cantiere, torniamo, a destra, la strada sale, sarà questa, di colpo un buco, grosso, ed io lo prendo in pieno, un colpo pazzesco, non si rompe niente, soltanto un grosso spavento, che però contribuisce a farmi crescere l'ansia. Ancora seicento o settecento metri e la strada diventa stretta, poi sale, poi, poco a poco diventa sterrata. A destra la montagna, a sinistra 70/80 metri di dislivello, solo boschi. - Non durerà tanto, arrivano macchine nel senso contrario- ma sono pazzi?- A una velocità folle! alziamo un polverone pazzesco -forse è meglio che loro passino davanti, noi abbiamo l'aria condizionata e possiamo tenere chiusi i finestrini-. Procediamo in prima, ai 2 km all'ora per circa 15 kilometri, con Valerio e Leandro che, col fuoristrada, fanno le acrobazie davanti a noi, salendo sulla parete, accelerando, saltando nei buchi, si fermano, scendono e quando cci vedono arrivare, sbuffando e ridendo risalgono. Brave-heart vorrebbe stare davanti per navigare, lui è pratico di fuori strada, anzi si divertirebbe a guidare, io no, io non sono pratica, ho paura di toccare sotto e rompere qualcosa, ho paura di impantanarmi (a un certo punto addirittura nella strada passava un ruscello che formava un laghetto: -col bastone bisogna sondare la profondità, no, ci passiamo prima noi- attenta è melmoso), in più ho l'ansia.
A parte questo tratto, tutto il resto della strada è piuttosto noioso, verso mezzogiorno stiamo uscendo dalla Crimea, abbiamo a sinistra il mar Nero e a destra il mar d'Azov. In cielo sta per esserci l'eclissi, ci fermiamo a mangiare.
Il ristorante è in un posto che sembra un castello, mi sembra di avere le allucinazioni, delle ombre mi passano davanti agli occhi... -ma cosa?: rondini! Hanno i nidi nel ristorante e vanno avanti e indietro dalle finestre - con i vetri colorati, come nelle chiese- aperte.
Fuori c'è un gruppetto di persone che osserva l'eclissi, guardano il cielo proteggendosi gli occhi con i negativi delle fotografie, Michal cerca di fare la fotografia, noi dentro invece osserviamo Brave-Heart che sta facendo i complimenti alla cameriera:
non ho mai visto degli occhi belli come i tuoi!Lei gli regala il gelato, lui mi dice:
- a me quelle con lo chignon mi fanno impazzire ...
Arriviamo a Doneck alle 10 di sera, troviamo fortunosamente l'albergo, che tutto sembra fuorché un albergo. Nella hall siamo tutti ammutoliti, Valerio rompe il silenzio:
- Michal chiedi se ci fanno vedere le stanze!-
-Non serve-arriva Francesco in tuta:
-fanno schifo, è pieno di "scarrafoni"-
-nella mia ce n'erano 5- (Giuseppe) - ma è bello, va bene, abbiamo dormito tutto il giorno-Valerio prende un tassì, va al grand-hotel. Noi cominciamo a bisticciare (Michal ed io), lui passa un'ora a fare telefonate per Francesco, per Giuseppe ... Io mi metto a dormire in macchina, dopo un pò anche lui, Alena si arrabbia, sbatte la porta due o tre volte, poi si sdraia sul pavimento della macchina e mugugna, io non dormivo veramente, mi alzo:
-Michal vai a prendere le stanze-
-Non ci sono più stanze in quello "schifo di albergo", e poi dovremmo cambiare i soldi, non abbiamo più grivni, sono stanco-
io- ci vado io!Non posso più sopportare di vedere Alena sul pavimento, la tiro su di peso e la rincuoro. Metto in moto e non so dove andare!! Mi fermo vicino ad un tassì: metà in russo
-dov'è un cambio, lire, money, change?-
-lì a 10 metri!-ci vado, è chiuso. è mezzanotte. Ci sono due neri, uno alto, uno piccolo:
-cambiamo-
-a quanto? ma è una rapina!-
-no è meglio del cambio ufficiale-
-va beh, 100 dollari?-
-ok-con un guizzo mi prende il "bigliettone", a me viene un colpo! Poi tira fuori i soldi ukrajni, sospiro di sollievo...
Michal è arrabbiato, non aiuta, per il cambio lui è uno specialista, in genere gira ore e ore, ma trova sempre il migliore, adesso in due minuti io gli ho rovinato la media, "sciopera" e dorme.
Audaces fortuna iuvat... e infatti ho una fortuna pazzesca, dopo 20 metri alzo gli occhi: Grand hotel, quello di Valerio, lo incontriamo nella hall, che è enorme: -ci vediamo domattina-
Saliamo in camera e ci viene la depressione, uno squallore, una sporcizia. Sul balcone, che non è un balcone, ma un insieme di calcinacci e mattoni, tra le crepe centinaia di mozziconi di sigarette, mi fa "schifo" appoggiare il vestito sulla sedia, è l'una passata, ma vedere Alena così demoralizzata mi risveglia: -andiamo a cena- -ma a quest'ora?- lo troviamo un posto, sta tranqulla ... lo troviamo il posto, lontano, ma bello, all'aperto, pieno di gente, elegante, che sia ristorante o gelateria, tutti sul tavolo hanno decine e decine di bottiglie... ma quanto bevono? Ordiniamo, mangiamo, paghiamo, non ci portano il resto, lo andiamo a prendere noi, poi ridendo e stanchissime andiamo a dormire. Michal dorme, nel parcheggio, due metri più in là c'è anche la "Grande madre cellula" posteggiata: sono arrivati anche loro ... ci siamo di nuovo tutti, meno male.
Lasciamo l'albergo e mentre Michal va a cercare un cambio io prendo il caffè nel bar lì davanti. Il balcone di ieri sera non e l'unico pericolante: ci sono operai che ne stanno aggiustando un altro... dovrei filmarli! Ci sono due affacciati ad un balcone, ognuno di loro con una corda alla quale sono legate due assi a mò di seggiolino, lo lasciano scendere fino al balcone sottostante, poi girano la corda due o tre volte intorno alla ringhiera. Dal balcone sottostante esce uno che si siede su quel "coso" e comincia a gettare cemento sul muro (o altro, non me ne intendo). Sotto di lui la gente passa tranquilla, scavalcando un filo a righe bianche e rosse teso fra due alberelli e che dovrebbe impedire il passaggio. Osservo la scena stupita, vorrei che Michal arrivasse per immortalarla, ma quando Michal arriva (ci mette più di un'ora) hanno già smontato tutto. Arriva anche Alena che non riesce a prendere il caffè. Abbiamo fretta, dobbiamo cercare una banca che cambi le Lire, dall'altra parte della città. Riusciamo comunque ad andare a pranzo prima del meeting, anzi ci portiamo due pizze.
Il salone del meeting dovrebbe essere nell'albergo, quello brutto della sera prima: al telefono erano molto gentili, quando arriviamo troviamo centinaia di donne fuori, nella hall, ma alla reception non sanno neanche chi siamo, ci mandano in un ufficio, poi da lì in un altro. Poi finalmente trovano un'impiegata che si ricorda, scompare e poi ritorna trafelata con un quadernetto: -bisogna pagare prima!... Ok!- Il salone non è male, per lo meno ci sono le finestre, anzi, si può perfino mettere la macchina lì fuori e scaricare tutto dalla finestra. E questa è una fortuna perché alle otto, quando finiamo, fuori c'è il diluvio universale e, vicini così, ci bagnamo poco.
A metà pomeriggio Valerio prende un tassì e va all'aeroporto dove ha il volo per Kijev e da lì per Bologna: ha la casa nuova e tutti i lavori in corso, le sue vacanze sono finite.
Noi siamo stanchissimi e umidicci, ci compriamo qualcosa da mangiare, dormiamo in macchina, tutti e tre: meglio del Grand-hotel!!!!