domenica 8 agosto notte

Partiamo e, stanchissimi, soprattutto io, arriviamo a Cherson a mezzanotte passata. L'albergo Fregat, dove l'indomani ci sarebbe stato il meeting, è caro per noi. Valerio ci vuole andare, Leandro tentenna, poi viene con noi a cercarne un altro. Ne giriamo uno o due, poi ne troviamo uno senza acqua calda, ma economico. Leandro non vuole, Brave-heart nemmeno. Li accompagnamo al Fregat e torniamo a cercare l'albergo. Superiamo il ponte, siamo sull'isola, scendiamo a chiedere, l'albergo è a due stelle. Ci apre uno in pigiama, c'è anche una donna. La hall è enorme, si avvicina ad un tavolo, apre un registro, escono due scarafaggi dal registro e si buttano giù dal tavolo. Noi, sbigottiti, nemmeno una parola e ce ne andiamo. Decidiamo di tornare all'albergo senz'acqua calda, che era vicino al fiume e sembrava pulito. Non si vede niente, sbaglio strada, ad un tratto non vedo più i fari di Francesco dietro, faccio inversione e ritorno. Laggiù c'è una macchina, sono loro. Tutti e tre fuori, nel buio totale, solo i fari, hanno una gomma a terra. Il cerchione davanti tutto storto, quello dietro anche. Cambiamo la gomma, cerchiamo il copricerchione che non troviamo, cerchiamo il buco che hanno preso per rompere il cerchione. Lo troviamo, è enorme. Cominciano a bisticciare: "andavi troppo forte... ma devo starle dietro... dovevi guardare... ma se non si vede un ca..!!!... Michal domani mi accompagni dal gommista... si ma adesso andiamo a dormire, sono le tre di notte...", continuano a bisticciare, ma nella loro macchina.

Albergo Meridien, pulito, simpatico, anche alla reception. Peccato per l'assenza di acqua calda e per i balconi comunicanti ...

lunedì 9 agosto

Peccato i balconi dicevo, perché la mattina dopo alle sette e mezza Francesco comincia a chiamare dal balcone per chiedere a Michal di accompagnarlo dal gommista. Io facevo il bucato, anche Leopoldo: lavava le camicie. Michal è "fuso", ma si alza. Trovano il gommista che con una somma equivalente a cinquemila lire aggiusta il cerchione, siamo tutti contenti.

Il carico e lo scarico della macchina sono un incubo:

Alena davanti all'ascensore - a questa immagine è collegata l'immagine
ingrandita carichiamo la macchina - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita hotel Meridian - a questa immagine è collegata
l'immagine ingrandita continua il carico - a questa immagine è collegata
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Io vado a telefonare in posta, a Laura. Con la scheda non si può perché in Ukrajna ci sono un numero imprecisato di compagnie telefoniche e ognuna accetta solo la sua scheda. In più ci sono le schede per la città, per il circondario, per l'estero. Ho cinque o sei schede diverse, ma non sono mai riuscita a telefonare. In posta invece sì. Prima credevo di essere in sauna, poi ho capito che ero in cabina e ho parlato con Laura, ma poco, sapevo già che il conto sarebbe stato pazzesco: 16 grivni al minuto, otto mila lire. Poi mangiamo e andiamo sulla riva del fiume, bellissimo. Alle 14 comincia il meeting.

Arriviamo un quarto d'ora prima: alla reception ci dicono di andare in un ufficio all'undicesimo piano, lì ci dicono ridendo (meno male, almeno sono allegri!) che si sono sbagliati, ci aspettavano l'indomani: -adesso il salone è da mettere a posto, bisogna pulire, non si può! - -Non ci importa, noi non possiamo rimandare, anche se è da mettere a posto, fa lo stesso.. -Li convinciamo che pagheremo lo stesso la cifra pattuita anche se il salone non è in ordine, ci accompagnano al ventiduesimo piano, il salone è un teatro, sui tavoli 10 centimetri, no esagero, 1 centimetro di polvere.. Arriva la classica signora delle pulizie, con l'ancora più classico "secchio + straccio" e comincia a passare lo straccio bagnato sul pavimento: quando ha finito è sporco uguale, solo un pò più umido. Nella sala fa un caldo infernale: non c'è una finestra e siamo in un sottotetto al 9 di agosto!

Le donne cominciano ad arrivare, sento però un pò di trambusto: sulla porta ci sono due buttafuori enormi che discutono con Leandro e ... il professore. Il professore è irriconoscibile, ha il labbro tumefatto, un occhio chiuso e nero ed è letteralmente coperto di sangue. I buttafuori lo vogliono mandare via, Leandro cerca di fermarli, ma non ci riesce, intervengo io: -cosa fate? lui è un nostro amico, lasciatelo... Increduli lo lasciano, mi chiedono se è davvero così, hanno capito bene? -Sì è un nostro amico! e se ne vanno. Ma cosa è successo, perché è in questo stato? Questa notte sono stato aggredito da tre delinquenti, io dormivo su di una panchina in centro alla città. Leandro lo porta in camera sua per fargli fare una doccia. Quando torna ha un'altra maglietta, ma l'impressione è la stessa.- Mi dispiace, ma secondo me lui se le va proprio a cercare, non si può andare in giro vestito come un barbone e dormire per strada....

il terzo meeting: Cherson ...

Nella hall c'è Leandro con una ragazza che piange, cosa le ha fatto? Le hanno rubato la macchina, qui sotto. Ora fa denuncia, poi andiamo a cena.

Noi decidiamo di andare a cena nel ristorante dove due anni fa andammo con Alice (mia figlia), un posto molto elegante, vicino alla piazza. Abbiamo il telefono di Francesco perché vuole che parliamo con la sua ragazza di Mariupol, alle nove. Il ristorante è deserto, molto elegante. Ci sediamo, ordiniamo l'antipasto, uno diverso dall'altro, da bere, acqua minerale. Poi il secondo: la bistecca con la salsa e la cipolla, la bistecca con i funghi, il pesce arrosto. Michal va in bagno e torna sconvolto:"ma come si fa!... io fossi al posto della cameriera mi vergognerei!". Torna la cameriera e mentre ci porta l'acqua le si avvicina uno barcollante che la fissa, lei fa finta di niente, ma è difficile far finta di niente con uno che ti penzola addosso. Lo spinge delicatamente e sempre molto delicatamente gli sussurra di andare un pò in la, lui ci va. Lei scompare dietro una porta. Dopo un quarto d'ora, ho mangiato tutto il pane che c'era anche se era terribile, arriva con tre antipasti tutti e tre uguali e ci dice che il pranzo finisce li, perché il cuoco se n'è andato!! Siamo delusissimi, paghiamo lo stesso anche se nella mente ci turbinano vendette:

non paghiamo, come si permette, voglio i danni, ma perché non lo ha detto subito, noi ce ne andiamo!!

aspettiamo la cena - a questa immagine è collegata
l'immagine ingrandita la cena - a questa immagine è collegata
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aspettiamo ancora fiduciosi - a questa immagine è collegata
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Fuori Michal cerca un negozio. Trova il negozio ma non qualcosa da comprare, l'unica cosa che avrebbe preso era un gelato, ma il frigo dei gelati nel negozio era chiuso con una catena e un luchetto: il "tipo" se ne era già andato (ci ha detto la ragazza) e i gelati non si potevano più vendere, ma tutto il resto sì.

Torniamo al Fregat. C'era ancora la ragazza che faceva denuncia (erano almeno due ore) e tutti gli altri che l'aspettavano. Poi sono andati a cena, Leandro con la derubata, Valerio, le mani in tasca, sornione, Brave-heart.

Allora andiamo in albergo, dove c'era Giuseppe con una ragazza bruna che lui diceva di conoscere da più di un anno (non ci credo), gli diamo il telefono da rendere a Francesco e gli diciamo di avvertire sia Francesco che Leopoldo che l'indomani andavamo in Crimea, che partivamo alle sette: chi c'è, c'è.

Alle due di notte un casino incredibile: tutti che passano sghignazzando e bestemmiando sul balcone. Urlo: -"ma come vi permettete, la gente dormeeee!!!"-... silenzio di tomba, solo un lieve tramestio. Mi ha poi raccontato Leopoldo, giorni appresso, che Giuseppe se n'era andato con la ragazza bruna e con le chiavi della loro camera, quindi i due, per entrare, sono dovuti passare dal balcone e dal parapetto, (quarto piano) perché quello della reception aveva solo il passpartout della camera attigua alla nostra.

Questo è il balcone sul quale i due sfortunati di notte hanno dovuto scavalcare per tornare nella loro camera....

il balcone - a questa immagine è collegata
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martedì 10 agosto

Partiamo alle sette, ma solo dall'albergo, perché andiamo al Fregat e nessuno è pronto. Dopo che tutti, a turno, hanno fatto colazione, salutiamo Cesare e Giorgio che partono per Zaporozhe: vanno a incontrare due ragazze e poi ci raggiungeranno a Doneck. Finalmente ci incamminiamo, sono le nove passate.

Siamo diretti in Crimea, l'andatura è spedita, anche se Valerio (ha scambiato il suo posto in macchina con quello di Brave-heart che "socializza" -dice lui- con Leandro) che in genere corre ai 180 km all'ora, si lamenta della velocità. Per inciso ribadisco che io guido benissimo, nei miei tanti anni di patente non ho mai avuto un incidente. Vado rapida, ma prudente, e ciononostante ho subito per tutto il viaggio le critiche degli altri componenti del viaggio che mi accusavano di troppa velocità -non ho mai superato i 120 km all'ora (Per non parlare di Brave-heart che a volte insisteva talmente con le sue previsioni di sciagure che a un certo punto lo chiamavo jettatore -sulla polvere della portiera della macchina dalla quale entrava lui ho scritto: "porta-jella": si è offeso). D'altra parte lui asseriva che sarei dovuta andare per tutto il viaggio, anche nei rettilinei, anche sulle strade belle larghe, agli 80 km all'ora ....

Nello specchietto retrovisore si vede la macchina di Leandro, che rimarrà incollato a noi tutto il tempo... Valerio fa finta di dormire.

nello specchietto: Leandro - a questa immagine è collegata
l'immagine ingrandita Valerio - a questa immagine è collegata
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Ogni tanto troviamo un laghetto: "facciamo il bagno?" Poi invece ci accorgiamo che l'acqua è melmosa ..

il laghetto - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita il laghetto è melmoso - a questa immagine è collegata l'immagine
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Il paesaggio è lunare, Michal dice d'aver letto che quello è un fondale marino riemerso, che la terra quindi è salata e non ci cresce nessun albero per quel motivo.

paesaggio lunare - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita

Comunque poi arriviamo a Feodosia, Michal va a fare fotografie al mare (non siamo riusciti a parcheggiare vicino al mare e quindi siamo fermi sulla collina)
Feodosia - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita

Invece noi ci fermiamo un un delizioso ristorantino: a fine pranzo Leandro, attrezzatissimo, ci fa il caffè

ci facciamo il caffè - a questa immagine è
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E poi viaggiamo in un paesaggio incredibile fino a Sudak. Saliamo su un colle che sovrasta tutta la valle, completamente spoglia. Saliamo su di un altro colle al di là del quale invece, come per incanto, la vegetazione è rigogliosissima. Percorriamo tutta la strada ai 40 km all'ora per gustarci la sorpresa, per respirare l'aria pungente di montagna mescolata all'aria dolciastra marina. ..

dalla collina - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita dalla collina 2 - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita

Arriviamo a Ordzhonikidz e troviamo il mare più terso che io abbia mai visto. Facciamo il bagno (Valerio no, lui ci osserva, come al solito, con le mani in tasca. Leandro invece lava la macchina, anche lui come al solito, infatti è un suo vizio) e con le mani tocco qualcosa di inconsistente, sembra gelatina... una medusa grande come un cocomero! Non punge, però a me è venuto un infarto e urlo e boccheggio insieme. Alena sorride mostrandomi, nella sua mano, un'altra medusa, questa volta però piccolina. Alle mie urla rispondono altre urla. No, sono gorgheggi. Facciamo amicizia con un tenore (di Vladikavkas, l'indomani sarebbe tornato a casa sua), che sentendomi urlare si è messo in moto e ora non finisce più di cantare romanze russe. Familiarizziamo, ci chiedono (lui e il suo amico) come mai Brave-heart sia così bianco, lui se ne risente un pò, con gli occhialini si rituffa e nuota. (Non conosco nessuno di così attrezzato come Brave-heart: uno dei suoi tre sacconi era pieno di attrezzi: orologi, ne aveva 5, macchine fotografiche, credo 6, bussole, altimetri, barometri, occhiali da sole, da vista, da montagna, lenti a contatto (mette le lenti a contatto con lacrimazione e arrossamento di occhi anche in frontiera, gli dico: -ma cosa gliene frega qui di mettere le lenti a contatto, non può tenere gli occhiali, e lui risponde che non gli piace essere vestito con i jeans, sportivo, e tenere gli occhiali, non si abbinano) 2 rasoi,... . (si radeva sempre in macchina, sia la faccia che la testa, con disappunto di Michal, che temeva peli dappertutto e con risentimento di Brave-heart, che -come si può dire che il mio Philips nuovo di zecca, ultimo modello, con 2, tre testine, tripla lama eccetera possa perdere qualche pelo!) e poi scarpe! (mi ha detto Leopoldo che una sera in camera ha messo tutte le scarpe una di fianco all'altra e la fila andava da una parte all'altra della stanza).

Dopo il bagno mi rimetto il vestito, ma al contrario...

prima del bagno - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita dopo il bagno - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita

Il tenore non smette di cantare neanche un secondo ...

il tenore - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita

A malincuore ripartiamo, la meta è Sudak, dove, Michal dice, c'è un castello: ci arriviamo quasi all'imbrunire, quindi ci affrettiamo, a piedi, in salita. Il castello è meraviglioso, arroccato sulla montagna, e la montagna a picco sul mare, ma fra un pò imbrunirà, bisogna correre.
il tenore - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita
Facciamo i biglietti d'entrata, i "ragazzi" scherzano con la bigliettaia e la figlia, Leandro le chiede (alla figlia) se viene in Italia con lui: -ci fidanziamo?- Tutti sorridono: -gli italiani...-

Poi ci arrampichiamo fino al castello, quando Alena ed io arriviamo, Michal non c'è più, ha già proseguito sulle scale che portano alla sommità anche gli altri si incamminano, ma subito ritornano: -è troppo ripido, ci andrebbero le scarpe adatte, chi ce lo fa fare, poi più su c'è un pezzo ripidissimo.... Anzi, noi torniamo, andiamo a lavarci e poi in paese ... (il paese, sul mare -noi vediamo tutto il golfo da lassù- ha una passeggiata piena di locali, sarà una serata divertente)

Ci lasciano lì ad aspettare Michal che non torna ancora. Aspettiamo più di un'ora, Alena è spaventata, io anche, sta diventando proprio buio, sarà caduto dal dirupo, non c'è più nessuno, non si vede nulla, proviamo a salire le scale, ma è davvero spaventoso, vengono le vertigini, chiamiamo a gran voce, ma ci risponde solo l'eco, allora scendiamo, non si vede nemmeno dove mettere i piedi, arriviamo al botteghino, non c'è più nessuno. Non sappiamo cosa fare, se tornare o chiamare qualcuno ... Più in là riconosciamo la donna, con la figlia che scherzava con Leandro, le corriamo vicino:

- polizia, chiamate la polizia, è caduto, l'italiano (che poi è ceco, ma vaglielo a spiegare)-
bisogna parlare in russo, Alena è ammutolita, io piango, loro ridono:
- no, non cade mai nessuno da lì, ma vi accompagnamo... -
ritorniamo e, fatti pochi passi, lo vediamo, sta tornando, con altre tre persone, due ragazzi e una ragazza, allegri, chiaccheravano.

Che spavento! La tensione si allenta, adesso io sono arrabbiata, lui invece è tutto divertito che noi ci fossimo preoccupate così:

la strada era lunga e poi lassù questi ragazzi mi hanno raccontato un sacco di cose, ci siamo fatti anche la foto, io ho detto loro che la mia mogliettina mi aspettava in albergo, e invece ti trovo quì "imbestialita". Bella figura....
Michal sulla torre - a questa immagine è
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Gli altri non ci sono più, scendiamo in paese, mezz'ora di strada, cerchiamo un ristorante, difficile, ce ne sono di tutti i tipi, economici, eleganti, azerbajgiani, georgiani, la gente seduta sui tappeti, le scarpe fuori, discoteche, balere, chioschi, e poi il luna park, enormi ritrovi con lo spettacolo, ballerini e acrobati; passeggiamo due ore, non ci si riesce a decidere, quando poi finalmente ci sediamo, lo facciamo nel peggiore di tutti, ma ce ne accorgiamo tardi, un posto poco pulito, i bicchieri e i piatti di plastica, riciclati, questo lo capiamo quando io ho già finito di mangiare. C'è una che canta (in Ukrajna e in Russia, in quasi tutti i ristoranti c'è l'orchestra) melodie sdolcinate, i fiori di plastica, il cibo di plastica, sono furiosa.

L'albergo è in punta alla collina, vicino al castello, si chiama Horizont, infatti da lì si vede fino all'orizzonte. Michal vuole tornare a piedi, noi siamo esauste, prendiamo un tassì: un dollaro per portarci all'albergo, e poi quattro piani a piedi perché l'ascensore è rotto. Michal dorme in macchina.

mercoledì 11 agosto

Sono già nervosa la mattina presto. La giornata è splendida, ma noi abbiamo molta strada da fare e dobbiamo comunque partire. L'appuntamento era alle sette, ma partiamo alle nove e mezzo perché, come al solito, sono tutti, a turno, in ritardo. Io urlo un po', l'atmosfera è tesa, non hanno fatto colazione.

Partiamo, sbagliamo strada, e poi di nuovo, andiamo costeggiando il mare e finiamo in un paesetto, sempre sul mare, incredibilmente a picco, la strada è finita. Torniamo. La strada è stretta e sulla scogliera non guardo giù, mi viene l'ansia. Torniamo a Sudak, saliamo, scendiamo, non riusciamo più a uscire da lì. Ad un certo punto sembra la strada giusta, troviamo un negozio, si può fare colazione, gelati e Coca Cola... meglio che niente, ora sono tutti meno tesi, ricomincia a salire, c'è un bivio, chiediamo, finiamo in un cantiere, torniamo, a destra, la strada sale, sarà questa, di colpo un buco, grosso, ed io lo prendo in pieno, un colpo pazzesco, non si rompe niente, soltanto un grosso spavento, che però contribuisce a farmi crescere l'ansia. Ancora seicento o settecento metri e la strada diventa stretta, poi sale, poi, poco a poco diventa sterrata. A destra la montagna, a sinistra 70/80 metri di dislivello, solo boschi. - Non durerà tanto, arrivano macchine nel senso contrario- ma sono pazzi?- A una velocità folle! alziamo un polverone pazzesco -forse è meglio che loro passino davanti, noi abbiamo l'aria condizionata e possiamo tenere chiusi i finestrini-. Procediamo in prima, ai 2 km all'ora per circa 15 kilometri, con Valerio e Leandro che, col fuoristrada, fanno le acrobazie davanti a noi, salendo sulla parete, accelerando, saltando nei buchi, si fermano, scendono e quando cci vedono arrivare, sbuffando e ridendo risalgono. Brave-heart vorrebbe stare davanti per navigare, lui è pratico di fuori strada, anzi si divertirebbe a guidare, io no, io non sono pratica, ho paura di toccare sotto e rompere qualcosa, ho paura di impantanarmi (a un certo punto addirittura nella strada passava un ruscello che formava un laghetto: -col bastone bisogna sondare la profondità, no, ci passiamo prima noi- attenta è melmoso), in più ho l'ansia.

A parte questo tratto, tutto il resto della strada è piuttosto noioso, verso mezzogiorno stiamo uscendo dalla Crimea, abbiamo a sinistra il mar Nero e a destra il mar d'Azov. In cielo sta per esserci l'eclissi, ci fermiamo a mangiare.

Il ristorante è in un posto che sembra un castello, mi sembra di avere le allucinazioni, delle ombre mi passano davanti agli occhi... -ma cosa?: rondini! Hanno i nidi nel ristorante e vanno avanti e indietro dalle finestre - con i vetri colorati, come nelle chiese- aperte.

Fuori c'è un gruppetto di persone che osserva l'eclissi, guardano il cielo proteggendosi gli occhi con i negativi delle fotografie, Michal cerca di fare la fotografia, noi dentro invece osserviamo Brave-Heart che sta facendo i complimenti alla cameriera:

non ho mai visto degli occhi belli come i tuoi!
Lei gli regala il gelato, lui mi dice:
- a me quelle con lo chignon mi fanno impazzire ...
l'eclissi - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita

Proseguiamo tutto il pomeriggio costeggiando il mar d'Azov. Verso le cinque ci fermiamo, posteggiamo sulla spiaggia, vogliamo fare il bagno. (Michal è arrabbiato, non scende dalla macchina: in tutta la costa abbiamo posteggiato nell'unico parcheggio a pagamento che c'è). Lo facciamo solo Alena ed io, Leandro lava la macchina, Valerio con le mani in tasca, Brave-heart passeggia.

Arriviamo a Doneck alle 10 di sera, troviamo fortunosamente l'albergo, che tutto sembra fuorché un albergo. Nella hall siamo tutti ammutoliti, Valerio rompe il silenzio:

- Michal chiedi se ci fanno vedere le stanze!-
-Non serve-
arriva Francesco in tuta:
-fanno schifo, è pieno di "scarrafoni"-
-nella mia ce n'erano 5- (Giuseppe) - ma è bello, va bene, abbiamo dormito tutto il giorno-
Valerio prende un tassì, va al grand-hotel. Noi cominciamo a bisticciare (Michal ed io), lui passa un'ora a fare telefonate per Francesco, per Giuseppe ... Io mi metto a dormire in macchina, dopo un pò anche lui, Alena si arrabbia, sbatte la porta due o tre volte, poi si sdraia sul pavimento della macchina e mugugna, io non dormivo veramente, mi alzo:
-Michal vai a prendere le stanze-
-Non ci sono più stanze in quello "schifo di albergo", e poi dovremmo cambiare i soldi, non abbiamo più grivni, sono stanco-
io- ci vado io!
Non posso più sopportare di vedere Alena sul pavimento, la tiro su di peso e la rincuoro. Metto in moto e non so dove andare!! Mi fermo vicino ad un tassì: metà in russo
-dov'è un cambio, lire, money, change?-
-lì a 10 metri!-
ci vado, è chiuso. è mezzanotte. Ci sono due neri, uno alto, uno piccolo:
-cambiamo-
-a quanto? ma è una rapina!-
-no è meglio del cambio ufficiale-
-va beh, 100 dollari?-
-ok-
con un guizzo mi prende il "bigliettone", a me viene un colpo! Poi tira fuori i soldi ukrajni, sospiro di sollievo...

Michal è arrabbiato, non aiuta, per il cambio lui è uno specialista, in genere gira ore e ore, ma trova sempre il migliore, adesso in due minuti io gli ho rovinato la media, "sciopera" e dorme.

Audaces fortuna iuvat... e infatti ho una fortuna pazzesca, dopo 20 metri alzo gli occhi: Grand hotel, quello di Valerio, lo incontriamo nella hall, che è enorme: -ci vediamo domattina-

Saliamo in camera e ci viene la depressione, uno squallore, una sporcizia. Sul balcone, che non è un balcone, ma un insieme di calcinacci e mattoni, tra le crepe centinaia di mozziconi di sigarette, mi fa "schifo" appoggiare il vestito sulla sedia, è l'una passata, ma vedere Alena così demoralizzata mi risveglia: -andiamo a cena- -ma a quest'ora?- lo troviamo un posto, sta tranqulla ... lo troviamo il posto, lontano, ma bello, all'aperto, pieno di gente, elegante, che sia ristorante o gelateria, tutti sul tavolo hanno decine e decine di bottiglie... ma quanto bevono? Ordiniamo, mangiamo, paghiamo, non ci portano il resto, lo andiamo a prendere noi, poi ridendo e stanchissime andiamo a dormire. Michal dorme, nel parcheggio, due metri più in là c'è anche la "Grande madre cellula" posteggiata: sono arrivati anche loro ... ci siamo di nuovo tutti, meno male.

giovedì 12 agosto

Lasciamo l'albergo e mentre Michal va a cercare un cambio io prendo il caffè nel bar lì davanti. Il balcone di ieri sera non e l'unico pericolante: ci sono operai che ne stanno aggiustando un altro... dovrei filmarli! Ci sono due affacciati ad un balcone, ognuno di loro con una corda alla quale sono legate due assi a mò di seggiolino, lo lasciano scendere fino al balcone sottostante, poi girano la corda due o tre volte intorno alla ringhiera. Dal balcone sottostante esce uno che si siede su quel "coso" e comincia a gettare cemento sul muro (o altro, non me ne intendo). Sotto di lui la gente passa tranquilla, scavalcando un filo a righe bianche e rosse teso fra due alberelli e che dovrebbe impedire il passaggio. Osservo la scena stupita, vorrei che Michal arrivasse per immortalarla, ma quando Michal arriva (ci mette più di un'ora) hanno già smontato tutto. Arriva anche Alena che non riesce a prendere il caffè. Abbiamo fretta, dobbiamo cercare una banca che cambi le Lire, dall'altra parte della città. Riusciamo comunque ad andare a pranzo prima del meeting, anzi ci portiamo due pizze.

Il salone del meeting dovrebbe essere nell'albergo, quello brutto della sera prima: al telefono erano molto gentili, quando arriviamo troviamo centinaia di donne fuori, nella hall, ma alla reception non sanno neanche chi siamo, ci mandano in un ufficio, poi da lì in un altro. Poi finalmente trovano un'impiegata che si ricorda, scompare e poi ritorna trafelata con un quadernetto: -bisogna pagare prima!... Ok!- Il salone non è male, per lo meno ci sono le finestre, anzi, si può perfino mettere la macchina lì fuori e scaricare tutto dalla finestra. E questa è una fortuna perché alle otto, quando finiamo, fuori c'è il diluvio universale e, vicini così, ci bagnamo poco.

il quarto meeting: Doneck ...

A metà pomeriggio Valerio prende un tassì e va all'aeroporto dove ha il volo per Kijev e da lì per Bologna: ha la casa nuova e tutti i lavori in corso, le sue vacanze sono finite.

Noi siamo stanchissimi e umidicci, ci compriamo qualcosa da mangiare, dormiamo in macchina, tutti e tre: meglio del Grand-hotel!!!!


continua ....

pagine scritte e curate da Michal Maruska & Elisabetta de Carli Maruskova.
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