Scrisse molto già da giovanissimo, vari romanzi, (Povera gente, Il sosia,
La padrona) tradusse in russo l'Eugenie Grandet di Balzac. Nel 1849 fu condannato a morte per aver partecipato
alle riunioni in un circolo fourierista, gli commutarono poi la pena annunciandoglielo quando era già sul patibolo. Passò quindi
5 anni di prigionia a Omsk e 5 anni di confino a Semipalatinsk. Riacquistata la libertà riprese a scrivere, a Pietroburgo, dove
collabora col fratello alla conduzione di due riviste: Vremja e Epoha. Pubblicò Il
sogno dello zio, Il villaggio di Stupantchikovo, Umiliati e offesi e nel '62
Le memorie da una casa di mortinel quale racconta della sua prigionia
Profondamente deluso da un suo viaggio in Europa ne scrive in Note invernali su impressioni estive. Continua con
i grandi romanzi: Delitto e catigo, L'idiota, I demoni,
L'adolescente, I fratelli Karamazov
Vedovo della prima moglie si risposò con Anna Grigorevna Snitkina che lo aiutò a far quadrare il bilancio economico-familiare che
spesso era fallimentare e lo costrigeva a riparare all'estero per evitare i creditori.
Negli ultimi anni di vita, tranquillo economicamente con quattro figli (due morirono però in tenera età) ebbe enorme successo e
riconoscimenti.
Morì a Pietroburgo, sessantenne, il 9 febbraio 1881